IL VELO D’AETHER IL FIGLIO PERDUTO
Prologo
L'Alba di Fuoco e l'Assalto Demoniaco di Londra, 1666
Il cielo non si era mai tinto di un rosso così innaturale, nemmeno al tramonto più sanguigno. Non era il tenue arancio di un nuovo giorno, ma la vampa vorace di un apparente apocalisse che divorava Londra a morsi lenti e inesorabili. Era la notte tra il 2 e il 3 settembre del 1666, ma per i suoi abitanti il tempo aveva smesso di avere un significato logico. Eppure, pochi potevano percepire la vera, terrificante ragione di quella furia distruttrice. Dietro le lingue di fuoco danzanti, tra il fumo e le scintille, un'ombra ben più antica e malevola si muoveva.
Il fuoco era nato in una panetteria di Pudding Lane, un focolaio insignificante, eppure la sua crescita esponenziale non era opera del solo caso. Un'energia oscura, un alito gelido proveniente dagli abissi, alimentava le fiamme, soffiando su ogni scintilla con una volontà malevola. I demoni, entità incorporee di pura malizia, si muovevano invisibili tra le fiamme, i loro sussurri di odio portati dal vento caldo che trasformava la città in un unico, immenso braciere. Le campane delle chiese, che avrebbero dovuto annunciare pericoli e chiamare alla preghiera, erano mutate in un coro impazzito e disperato, le loro voci metalliche sopraffatte dal crepitio incessante delle travi che crollavano e dal ruggito della fornace che era diventata ogni isolato. Era il loro canto di vittoria, il preludio al ritrovamento.
L'aria era densa di fumo acre e fuliggine, che si posava come una sudaria nera su ogni cosa, accecando e soffocando. Frammenti di tetti incandescenti volavano come dardi infuocati, atterrando su edifici ancora intatti e accendendo nuovi focolai con una ferocia implacabile. Non erano semplici correnti, ma il volere distorto delle creature infernali che manipolavano le braci, guidando la distruzione con un obiettivo preciso: cercare. Tra le rovine, sentivano una risonanza, un'eco di potere divino. La Spada dell'Arcangelo Michele, caduta sulla terra in questo giorno, causa del grande incendio che giaceva celata da qualche parte nel cuore della città che ora bruciava. Le fiamme erano la loro fiamma, il loro strumento per smuovere la terra, dissotterrare segreti e reclamare ciò che per loro era un'arma di inestimabile valore, un trofeo del Regno celeste.
Dalle finestre delle case, ormai solo scheletri anneriti, le fiamme danzavano come spiriti infernali, proiettando ombre gigantesche e grottesche sui volti terrorizzati della folla. Per le strade, un fiume di umanità si muoveva in preda al panico, ignara che il loro terrore fosse non solo il frutto di una catastrofe, ma anche il tributo a una caccia demoniaca. I lamenti, le grida e il pianto si fondevano in un unico, straziante requiem per la città che bruciava, un canto che per le creature degli inferi suonava come dolce musica. Ogni ponte era un collo di bottiglia, un vortice di terrore dove la gente si spingeva e lottava per scappare, mentre il Tamigi rifletteva un'immagine distorta e tremolante del disastro, un serpente d'acqua che scorreva sotto un cielo di brace, un cielo che non avrebbe più visto la luce.
Nessuno dormiva. Nessuno parlava più, se non con urle strozzate. Restava solo la visione della città, un tempo gloriosa, ora ridotta a un inferno terrestre, un monumento fiammeggiante alla fragilità umana... e alla furia di un'antica guerra che si combatteva tra le sue ceneri.
Durante l’incendio un essere umanoide con bianchi capelli che correva per quelle strade alla disperata ricerca di qualcosa da salvare, stava percorrendo quelle strade ormai invase dal fuoco, quando ad un certo punto si fermò davanti ad un'abitazione particolare di cui era rimasto solo qualche mura in legno e macerie al suo fianco compare un altra persona, che portava con sé un tridente.
«Devo salvare quella bambina!» Shauri non lo guardò nemmeno. La sua voce era un sussurro strozzato dal fumo. Prima che Edward potesse allungare una mano per trattenerlo, l'altro era già scattato verso l'inferno.
«Shauri! Ma sei impazzito?» ruggì Edward, proteggendosi il volto con il braccio mentre una pioggia di scintille lo investiva.
Shauri si gettò dentro le mura ancora fumanti, ignorando il calore che gli bruciava la pelle e il fumo acre che gli graffiava i polmoni. L'unica cosa che contava era un suono che si faceva strada tra il ruggito delle fiamme e il crollo dei detriti: un pianto disperato. Un suono acuto e straziante, spaventato dalle fiamme che avvolgevano la casa.
Fuori, Edward camminava nervosamente avanti e indietro, strofinandosi la fronte sporca di cenere e sudore. «Così si farà ammazzare... maledizione, Shauri!» gridò.
Dentro, Shauri individuò una culla miracolosamente intatta, mentre il soffitto sopra di lui lanciava lugubri avvertimenti.
«Eccoti... ti ho trovata!» esclamò, Shauri la voce tremava per l'adrenalina. Afferrò la piccola un istante prima che una trave incandescente si abbattesse dove un secondo prima c'era il cuscino. Con un gesto rapido, si strappò un lembo della veste e avvolse la neonata, proteggendole il viso. Si guardò intorno un’ultima volta, gli occhi che bruciavano tra le lacrime e il fumo: non c’era nessun altro. Solo silenzio e fuoco. Corse fuori inciampando tra le macerie. Edward, vedendolo apparire, non perse tempo in chiacchiere. Puntò il tridente in avanti, i muscoli delle braccia tesi per lo sforzo. Una massa d'acqua lucente si staccò dalle punte, roteando come una piccola galassia liquida, e si infrante contro il muro di fiamme che sbarrava la strada. L'esplosione di vapore fu accecante. Edward si asciugò il sudore con il dorso della mano, ansimando. «L’hai presa?» chiese, la voce che era poco più di un rantolo.
La bambina strillava, agitando i piccoli pugni contro il petto di Shauri. Lui, con il volto annerito e i capelli sporchi, accennò un sorriso stanco. «Sì. È lei.»
«Dobbiamo sparire, subito!» Edward indicò con la punta del tridente i vicoli dove ombre innaturali cominciavano a convergere. «Se ne accorgeranno.»
«Non c'era nessun altro in quella casa...» Shauri abbassò lo sguardo sulla piccola, facendola dondolare con gesti lenti e protettivi. «Temo di essere arrivato troppo tardi per la famiglia. E io... io non posso tenerla con me adesso.» La neonata si calmò all'improvviso, fissando Shauri con occhi grandi e profondi. «Ci sono!» Edward colpì il terreno con la base del tridente. «Chiama Gabriele. Lui saprà dove nasconderla.» Shauri annuì bruscamente, chiudendo gli occhi per un istante. «Gabriele! Vieni a me! Abbiamo un'emergenza!» Una vibrazione nell'aria, una scia di luce dorata che squarciò il fumo, e l'Arcangelo fu lì, i piedi che sfioravano appena la cenere calda. «Eccomi.» «Portala al sicuro,» ordinò Shauri, porgendogliela con mani che tremavano leggermente. «Lontano da questo secolo. Nel 2005. Lì i demoni perderanno le tracce. Noi la aspetteremo quando sarà il momento.» Edward intervenne, facendo un passo avanti. «Gabriele, fai in modo che arrivi alla mia scuola. È l'unico posto dove imparerà a difendersi.» L'Arcangelo prese la bimba con una delicatezza ultraterrena. «Le troverò una famiglia di stregoni che conosca le tue arti, Edward. Sarà pronta.» Shauri esitò. Sentì la piccola stringergli il pollice con una forza inaspettata per un essere così minuto. Le sfiorò la fronte con un bacio veloce, gli occhi lucidi che riflettevano l'incendio di Londra. «Ciao, piccolina. Vai con lui. Ci rivedremo presto.» «Vuoi darle un nome?» chiese Gabriele, già pronto a svanire. «Sofia,» rispose Shauri con fermezza. «Ora va', prima che l'aria diventi irrespirabile anche per un angelo.» In un lampo accecante, Gabriele sparì verso l'alto. Il silenzio che seguì fu riempito solo dal crepitio del legno che bruciava. Edward e Shauri rimasero soli tra le rovine. «E adesso?» chiese Edward, abbassando il tridente. «Andiamo a cercarlo?»
Shauri si incupì, guardando verso il cuore dell'incendio. «Non so nemmeno se sia ancora vivo. Ora è un essere umano, Edward. È mortale.» «Maestro Shauri...» Edward osservò le fiamme che danzavano come spettri. «Chi può aver scatenato tutto questo?» «Non lo so,» mormorò Shauri, raddrizzando le spalle e preparandosi a ripartire. «Ma almeno lei è al sicuro. Il resto... lo scopriremo nel 2025.»
CAPITOLO 1
ANNO 2025 PRESENTE L’ACCADEMIA DI MAGIA E I MAGICI INCANTEVOLI PROFESSORI
Siamo nell’anno 2025 è la storia di Sofia inizia da qui, la bambina che stava in braccio a Shauri oggi è cresciuta ed è una ragazza dall'aspetto tutto sommato normale come tante. I suoi capelli, un fiume d'oro che le scendeva in onde fino alla vita, sembravano contenere la luce stessa del cosmo. Aveva gli occhi di un colore indefinibile, un verde pallido che mutava verso l'ambra, come se la sua anima fosse un confine tra la foresta e le stelle. Non era la bellezza di una donna, ma quella di una divinità che aveva imparato a camminare tra gli umani. Il suo viso era scolpito con una perfezione che sembrava quasi un insulto alle imperfezioni terrene, eppure nel suo sguardo si celava un'inquietudine, la traccia di un'origine che non ricordava, ma che la chiamava a un destino più grande.
Sofia aveva 20 anni ed era una strega. Viveva a Saint-Malo in Francia, un paese che aveva imparato ad amare, anche se le sue radici erano a Londra.
Fin da bambina, aveva scoperto di possedere doti e poteri magici che aveva imparato a coltivare con passione. Ma sotto la superficie di quell'aspetto apparentemente normale, si nascondeva una ragazza con desideri e paure profonde, con un mondo interiore tanto misterioso quanto il mondo magico che tanto amava.
Frequentava la scuola di magia Atlantidea di Saint-Malo, in Francia. Era un'accademia celata, un segreto tessuto nell'aria salmastra, completamente invisibile agli occhi dei non magici. Solo per i suoi studenti e i loro maestri l'incantesimo si scioglieva, rivelando il castello di pietra in tutta la sua grandezza.
Questo era possibile grazie ad incantesimo del preside della scuola che è lo stesso personaggio che abbiamo incontrato già in passato.
Saint-Malo si erge come una fortezza inespugnabile, una corona merlata di roccia scura che si getta a capofitto nell'oceano. I suoi antichi bastioni di granito, consumati dalle tempeste e dal tempo, circondano l'intera città vecchia. Visti da lontano, sembrano la spina dorsale di una creatura gigantesca che riposa sulla sabbia, in un costante duello con le maree. Camminare lungo questi muri significa trovarsi sospesi tra due mondi: quello sicuro della terraferma e l'infinità imprevedibile del mare. È un luogo che respira di storia, un'eco di corsari e di segreti sepolti. All'interno delle mura, la città è un labirinto di vicoli lastricati, così stretti che a volte il sole fatica a raggiungerli. Le case, ricostruite con un'eleganza austera dopo la guerra, sono alte e di un granito scuro che assume colori diversi a seconda della luce. Le finestre sono piccole, come occhi che si affacciano su un mondo segreto. L'aria è un misto inebriante di pane caldo, salsedine e l'odore della roccia bagnata. Nonostante il viavai di turisti e locali, c'è sempre la sensazione che, dietro una porta o in fondo a un cortile, ci sia qualcosa di più antico e potente, un'anima nascosta nel cuore di pietra. Ciò che definisce Saint-Malo, più di ogni altra cosa, è la sua relazione con il mare. Le maree sono potenti e drammatiche, un respiro gigantesco che rivela e nasconde intere spiagge due volte al giorno. Quando l'acqua si ritira, i bagnanti possono camminare su un fondale che prima era inaccessibile, fino a raggiungere gli isolotti fortificati come il Grand Bé e il Petit Bé. Ma quando la marea sale, il mare si impenna contro i bastioni, quasi a voler reclamare la città. Questo movimento costante, questa forza elementare, è il motore segreto di Saint-Malo e il suo incantesimo più grande.
La scuola di Magia Atlantidea di Edward che frequentava Sofia era magnifica!
L'ingresso alla scuola non avveniva attraverso un cancello maestoso, ma da un portone antico, massiccio e fatto di ferro battuto, che sembrava quasi parte delle mura stesse di Saint-Malo. Era coperto dalla salsedine del mare, incastonato nella roccia e sorvegliato non da gargoyle, ma dalle figure di tritoni e sirene incise nella pietra. Oltrepassare quella soglia era come fare un passo fuori dal mondo dei mortali e immergersi in un'altra dimensione.
Una volta dentro, si apriva un lungo corridoio di granito, le cui volte sembravano fondersi con la pietra circostante. Il corridoio non era mai vuoto; era un via vai continuo di studenti in tuniche scure, che si muovevano tra sussurri di incantesimi e risate sommesse. Le pareti erano decorate con mappe magiche che si aggiornavano da sole, mostrando le correnti di magia sotterranee che alimentavano la scuola.
Dopo un centinaio di passi, il corridoio si allargava in una sala d'accoglienza, un luogo dove il caos era organizzato dalla magia. Dietro un bancone scolpito in un unico blocco di quarzo rosa, un receptionist fluttuante di pura energia rispondeva alle domande, assegnava le stanze dei dormitori con un gesto etereo o dispensava libri di incantesimi che si aprivano da soli sulla pagina giusta. Era il cuore pulsante e amministrativo dell'accademia.
Oltrepassata la reception, si accedeva al cuore pulsante della scuola: una sala grandiosa, a forma di anfiteatro. Il pavimento non era piatto, ma scendeva dolcemente verso un'arena centrale, come i cerchi concentrici di un'onda che si ritira. Gli scalini, levigati da secoli di passi, fungevano da sedili per gli studenti, che potevano così accomodarsi tutti intorno per assistere alle assemblee scolastiche.
Al centro di questa sala, un punto rialzato serviva da palco per gli insegnanti e da piattaforma per gli incantesimi più complessi. Il pavimento di quel palco era un'opera d'arte incantata: una gigantesca rosa dei venti dipinta, ma non con i colori terreni. Le sue punte brillavano di una luce dorata, indicando le correnti i venti e gli allineamenti astrali che governavano la scuola. Qui si tenevano le assemblee, i concerti che risuonavano magicamente in tutta la sala, e le cerimonie più importanti.
Da quel nucleo centrale, altri corridoi si diramavano come i raggi di un sole di pietra, conducendo alle aule, all'ufficio del preside, a una biblioteca grandissima dove il profumo di pergamena e incantesimi si mescolava all'aria salmastra, e a molti altri luoghi segreti. Un ultimo corridoio, il più stretto, portava a una grande scala a chiocciola che saliva senza fine verso la cima della fortezza, dove si trovavano i dormitori degli studenti, con la loro vista spettacolare sul mare e la sua eterna, potente marea.
Il preside della scuola a Sofia sembrava un giovane e bellissimo uomo era Edward e quando i suoi occhi si posavano su di lui, Sofia non vedeva solo il preside della scuola, ma un'entità che sembrava appartenere a un'altra era.
Edward non aveva l'aspetto imponente che ci si aspetterebbe da un capo. La sua figura era snella, ma l'aura che emanava era di pura, antica potenza. I suoi capelli, di un rosso profondo, quasi ramato, che catturava ogni luce facendola brillare come fuoco, gli ricadevano sulle spalle in ciocche ondulate e ribelli, in modo impeccabile. Nonostante il taglio moderno della sua giacca di pelle scura, c'era qualcosa di atemporale nel suo sguardo.
I suoi occhi. Era quello che Sofia notava sempre per primo. Di un azzurro così chiaro e cristallino da sembrare ghiaccio marino, erano un contrasto scioccante con la fiamma dei suoi capelli. Quegli occhi non si limitavano a guardare; scrutavano l'anima, sembravano capaci di vedere segreti nascosti in profondità. Portava una catenina d'argento con un ciondolo a forma di goccia con un cristallo azzurro di acquamarina all’interno che poggiava sul petto. La sua espressione era spesso assente, come se la sua mente fosse altrove, ma quando parlava, ogni parola era misurata e carica di un peso che gli studenti potevano solo intuire. A volte, Sofia si chiedeva se il preside fosse stato davvero un ragazzo come lei, o se fosse sempre stato quel guardiano silenzioso e potente, fatto di stelle e di un'antica malinconia.
Eppure, oltre all'aura quasi terrificante del suo potere, c'era un'attrazione che Sofia non riusciva a ignorare. C'era un fascino innegabile nel modo in cui la sua giacca di pelle si adattava perfettamente alle sue spalle larghe, o nel modo in cui una ciocca di capelli rossi gli ricadeva sul viso. In sua presenza, il cuore di Sofia sembrava battere a un ritmo diverso, un battito che non era di paura, ma di un'attesa curiosa e di un misterioso senso di familiarità. Il suo sguardo, apparentemente distaccato, nascondeva una profondità che la attraeva in un modo che le altre ragazze non sembravano cogliere.
Anche se non sembrava dall’aspetto, Edward ha molti più anni di quelli che dimostra. Nessuno sa quanti anni abbia veramente, ma è uno degli stregoni più potenti della terra e per una magia atlantidea antica di secoli e secoli può rimanere giovane e bello, come tutti i suoi abitanti.
Edward stava passeggiando nei corridoi Insieme al vice preside Surya, un ragazzo alto 1,72 dai capelli ricci e neri fino al mento anche gli occhi neri, con abiti eccentrici e ricoperto di bijou su polsi e collo, dal colore giallo di origini indu e atlantidee.
Surya piace a tutte le ragazze della scuola, dato che è anche molto simpatico, carismatico, solare e gioioso.
Sofia adora stare in compagnia di Surya quando è fuori scuola, perché può apprendere molto da lui e dai suoi insegnamenti.
A gestire la scuola infatti sono i discendenti di Atlantide, gli ultimi sopravvissuti ancora in vita in questa nostra dimensione. Surya insieme ad Edward è uno stregone molto potente, specializzato in magia spirituale mentre Edward (anche se il preside) insegna anche Alchimia. Surya è molto amato dagli allievi della scuola ed è considerato un po’ un cupido nella scuola è capace di sentire qualcuno che si ferisce o si fa del male o soffre, nelle immediate vicinanze grande consigliere per i giovani studenti.
Surya ha un fratello Malakim che frequenta la scuola e insegna come difendersi dalle arti oscure e dai demoni.
Edward e Surya sono nella scuola in corridoio che chiacchierano tra di loro mentre guardano scorrere la fila di studenti che sta per andarsene in questo primo giorno del nuovo anno scolastico.
Edward si fermò al centro del corridoio principale, il suo sguardo perso fuori da un'alta finestra ad arco. Contemplava il cielo grigio e il mare agitato che si infrangeva con violenza contro le mura della scuola.
<< Mi raccomando, Surya >> disse, la sua voce profonda e carica di un peso antico, << non perdere di vista Sofia. Sento un'insolita tensione nell'aria, e questa pioggia non si ferma da giorni. Per me è un brutto segno. >> Surya si accostò a lui, il sorriso luminoso che contrastava con l'umore tetro di Edward. << Le sento anche io >>' rispose, la sua voce calma come una melodia. << È un'energia strana, quasi come un presagio. Ma stai tranquillo, fratello.>> Con un gesto di affetto, gli diede una pacca sulla spalla che in pochi avrebbero osato, e si allontanò lungo il corridoio, il giallo dei suoi vestiti un faro di speranza in mezzo al granito scuro.
Sofia era una studentessa modello, con voti eccellenti che la rendevano non solo una delle migliori della scuola, ma anche la più popolare. Aveva avuto molti amanti, ma le sue relazioni non erano mai durate a lungo. Non aveva trovato nessuno con cui valesse la pena stare, e tutti i suoi "amanti" erano diventati solo dei fugaci segreti.
Qui, a Saint-Malo, la storia della sua vita stava per cambiare. Era un giorno grigio e pesante, uno di quelli in cui l'unica cosa che si desidera è tornare a dormire. Da giorni, una pioggia triste e incessante batteva contro le finestre dell'Accademia, quasi come se l'umore del cielo riflettesse un'ansia che tutti percepivano ma nessuno nominava. Di solito, alla fine delle lezioni, Sofia si incontrava con i suoi migliori amici Annie, Nicolas e David per studiare insieme e per organizzare il pomeriggio. Ma quel giorno, Sofia aveva abbandonato la classe senza dire una parola, lasciando Annie. Annie non era solo una ragazza carina; aveva una grazia innata che la faceva spiccare. I suoi capelli, una cascata di riccioli castani che le scendevano in morbide onde fino alla vita, le incorniciavano un viso dai lineamenti gentili. I suoi occhi scuri, grandi e profondi, non si limitavano a guardare il mondo, ma sembravano riflettere una calma profonda, come un lago in una giornata senza vento. La sua figura era minuta, ma il suo portamento era regale, e indossava spesso abiti eleganti che si adattavano perfettamente alla sua persona. Aveva il fascino discreto di chi non ha bisogno di attirare l'attenzione, ma che, una volta notato, non si dimentica. Era la confidente del gruppo, l'amica leale sempre pronta ad ascoltare, e la sua euforia e allegria erano un faro in mezzo alle
tempeste emotive dei suoi amici.
<<Che brutta giornata! >> mormorò Annie.
<<Anche oggi non smette di piovere. >>
Nicolas, era il tipo di ragazzo che entrava in una stanza e la illuminava con la sua energia. Di carnagione scura e con lunghi dreadlocks neri che gli ricadevano sulle spalle, aveva un sorriso che si allargava fino agli occhi e un'allegria contagiosa, era il cuore allegro del gruppo. La sua vera passione, però, era la musica. Suonava i bonghi e i tamburi africani con un'abilità straordinaria, e faceva parte di una band che si esibiva con musiche ancestrali. Le sue dita, veloci e precise, creavano ritmi antichi e ipnotici che avevano il potere di rilassare e connettere le persone. Questo talento non era solo frutto di studio, ma di un'eredità profonda. David discendeva da una stirpe di sciamani e guaritori, un dono trasmessogli dalla madre e, ancora prima, dalla nonna. Il suo legame con il mondo invisibile era palpabile, e si manifestava soprattutto quando teneva tra le mani il suo bene più prezioso: un tamburo sciamanico, un regalo della sua nonna ormai scomparsa. Quel tamburo non era solo uno strumento; era un ponte tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti, e il suo suono era una melodia che solo David e la sua famiglia potevano davvero comprendere.
<< Annie >> la rimproverò scherzosamente Nicolas. <<Oggi dobbiamo studiare, Il professor Surya si è raccomandato di non fare troppe follie. Haha. >>
Annie si illuminò al solo nome del professore.
<<Haha, adoro il professor Surya! >> Esclamo Annie innamorata anche lei come la maggior parte degli studenti della scuola.
<< Il professor Surya, è Sempre con la battuta pronta. E poi è così carino. >>
<< Oh, adesso anche tu? >> Chiese Nicolas preoccupato. Ribatté con un lampo di gelosia nei suoi occhi scuri. << Che hanno tutte queste ragazze? È il vostro professore, un po’ di contegno! >>
<< Sei solo geloso>>, replicò Annie, ridendo.
<<Mmmh... forse, >> ammise Nicolas, guardandosi intorno con un'espressione confusa.
<< Ma Sofia dove sarà andata?>> Si guardarono intorno, accorgendosi solo in quel momento che la loro amica non era in classe con loro.
<< Dove sarà? >> Chiese guardando intorno con un tono di preoccupazione.
<< Eravamo d'accordo di andare in quella nuova pasticceria, per il tè, con te e David. Non può essere andata via senza di noi. Ma forse è ancora a scuola, proviamo a cercarla. Però è un po' strana ultimamente, non trovi? >>
Decisero di chiedere a David. Annie e Nicolas Lo trovarono nel corridoio della scuola, completamente immerso nella lettura di un libro sulla fisica quantistica. David era il tipo di ragazzo che non passava inosservato ma lui lo si vedeva spesso immerso nel suo mondo. Era minuto, sì, ma non fragile. I suoi capelli corti, ricci e di un castano scuro, quasi corvino, gli incorniciavano un viso dai tratti gentili ma sempre concentrati. La sua caratteristica più evidente erano gli occhiali dalla montatura spessa e nera, che gli davano un'aria da studioso, celando in parte i suoi occhi castani sempre pronti a cogliere ogni dettaglio. Il suo abbigliamento era un riflesso della sua mente: amava le camicie a quadri rossi e neri, spesso abbinate a pantaloni scuri, un look pratico e senza pretese. Non era uno che cercava l'attenzione, ma la sua intelligenza era lampante e molte ragazze lo ammiravano per la sua intelligenza. Con una prima laurea in scienze quantistiche già in tasca, David navigava con la stessa facilità tra le teorie più complesse e le trame intricate dei fumetti. Era il tipo di amico con cui si poteva parlare di tutto, dal multiverso alle ultime uscite di videogiochi, una vera e propria enciclopedia vivente per chiunque avesse il privilegio di stargli accanto.
Senza alzare lo sguardo dal libro, in quel momento, David fu bruscamente interrotto da Annie che si avvicinava a lui a passo svelto, e la sua espressione infastidita lo mostrava chiaramente.
<< David, hai visto Sofia? O sai dov'è andata? Eravamo d’accordo di uscire tutti insieme, dopo le lezioni. >> Chiese Annie impaziente.
David, che aveva gli occhi incollati al suo libro di fisica quantistica, non alzò lo sguardo.
<< Ha detto che andava in biblioteca e tornava subito. >> Rispose David con tono scocciato per l'interruzione della sua lettura.
<< In biblioteca? >> mormorò Annie, incerta e confusa.
<<Va bene, andiamo a prenderla!>>
Nicolas le diede una gomitata scherzosa e rispose << Si starà preparando per gli esami, quello che dovremmo fare anche noi. Altro che pasticceria. >>
Proprio in quel momento, il professore Surya si avvicinò a loro con un sorriso che illuminava il corridoio. Portava uno splendido turbante giallo e colorato che risaltava i suoi occhi scuri, e il profumo delle sue essenze profumate li avvolse. Aveva un debole per i dolci, e il suo udito era fin troppo fine.
<< Ho sentito per caso... pasticceria!>> Chiese Surya loro sorridendo gioioso.
Annie, che adorava il professore, sentì le sue guance arrossarsi. Ne approfittò per avvicinarlo.
<< Sì, professore la nuova pasticceria che hanno aperto in città, lei l'ha visitata? >> Rispose Annie con un'espressione sognante.
Surya le fece un occhiolino e sorridendo le disse << Dammi del tu, non sto lavorando adesso. No non l'ho ancora visitata in effetti...>>
Annie in quel momento aveva una sensazione sulle gambe di poter volare Il suo cuore batteva forte, e per un attimo, si concentrò solo sul sorriso di lui e su quel gesto che adorava. Come la sua testa leggermente inclinata mentre parlava e sorrideva.
David e Nicolas si scambiarono un'occhiata imbarazzata, come se fossero capitati in una scena che non li riguardava. Annie, però, decise di cogliere l'occasione. Aveva un'idea.
<< Surya, >> disse con un sorriso furbo, Annie << vuole venire anche lei?>>
Surya non si lasciò ingannare, ma rise. << Certo, so che fanno delle ottime cioccolate calde e degli ottimi dolci di riso con una panna montata, niente male. Dovrò provare prima o poi. Sono anche molto amico della proprietaria e mi ha invitato, ma non ho ancora trovato il tempo e ho anche dei buoni sconto.
ALLA PROSSIMA SETTIMANA CON IL PROSSIMO CAPITOLO 🔜







Nessun commento:
Posta un commento