La pioggia non aveva mai smesso. Non era più solo una malinconica caduta d’acqua, ma una vera e propria furia della natura. I ragazzi uscirono dalla scuola e furono accolti da un vento violento che li sferzava, facendo sbattere gli ombrelli e strappando le foglie dagli alberi. Il cielo, di un grigio plumbeo, era solcato da lampi accecanti che illuminavano per un istante le nuvole minacciose, seguite da tuoni assordanti che facevano vibrare la terra. La città era avvolta da un’oscurità prematura. I tetti luccicanti delle case erano un mosaico di tegole bagnate, e l’acqua scorreva impetuosa lungo le strade, creando torrenti improvvisati ai lati dei marciapiedi. In lontananza, si potevano scorgere le onde gigantesche che si infrangevano con una forza terrificante contro le scogliere del piccolo villaggio. Il mare, solitamente calmo, era diventato un mostro ruggente, le sue acque scure e spumeggianti si fondevano con il cielo tempestoso. Non c'era un momento di pace. La tempesta era come un'entità viva, che rifletteva la realtà, quasi come se la natura stessa fosse in sintonia con il dolore di qualcuno. Ogni goccia di pioggia, ogni folgore, sembrava un grido di dolore e disperazione. I ragazzi si guardarono, senza bisogno di parole. Sapevano che non potevano aspettare, il tempo non era dalla loro parte. Dovevano trovare quella creatura, e dovevano farlo subito. Nicolas si strinse nel cappuccio della sua giacca, il viso teso.
<<Chi sarà questa creatura alata di cui parlava Malakim?>> chiese Nicolas. David scosse la testa con un sospiro, la pioggia gli scivolava sul viso. <<Che strazio questa pioggia>> disse, osservando il cielo che si squarciava in un lampo violento.>> Sofia era immobile, lo sguardo perso verso il mare. <<Forse ho un'idea, ma non ne sono sicura al momento >> La sua voce era solo un sussurro.
Gli amici di Sofia erano visibilmente preoccupati per lei, per quanto aveva detto Malakim. Nicolas notò la sua espressione triste e capì che dovevano fare qualcosa per sollevarle il morale, ma soprattutto per aiutarla. <<Dobbiamo fare qualcosa per aiutare Sofia.>>
Sofia non rispose, ma il suo sguardo restò fisso su Saint-Malo, il bellissimo villaggio sul mare era un quadro di desolazione. Le nubi nere lo avevano avvolto completamente, e avvertiva che anche gli abitanti iniziavano a preoccuparsi. Molte zone del paese erano ormai allagate, e chi viveva più vicino alla costa aveva a che fare con delle fortissime correnti e mareggiate che minacciavano il villaggio, le onde si allungavano fino alle case più lontane. Ogni tuono sembrava un lamento, un grido di dolore le risuonava nel cuore. <<Beh io vado a casa, ho bisogno di riposare. Sono stanchissima e ho passato la notte a studiare per questi esami.>> <<Va bene Sofia, ci vediamo domani mattina a scuola. >> Disse Annie cercando di ripararsi dal freddo dal vento e dalla pioggia che con furia si abbatteva sul suo ombrello. Subito dopo Sofia si allontanò, i suoi passi acceleravano e appena dopo girò l'angolo. Lasciandosi gli amici alle spalle, aprì il suo ombrello ma non cercò riparo dal vento che la sferzava. La sua mente era un turbine di pensieri e l'unica cosa che contava era l'idea che le era venuta in mente. Corse a perdifiato sotto la pioggia battente, il fruscio del suo ombrello un rumore debole contro il fragore della tempesta. Arrivata a casa, lasciò la porta socchiusa e si liberò di corsa dell'impermeabile e delle scarpe, lasciando una scia di pozzanghere sul pavimento. La casa, in contrasto con la furia esterna, era avvolta da un silenzio quasi surreale. Senza perdere un attimo, corse in salotto e recuperò la mappa che aveva riposto frettolosamente la sera prima mentre studiava. La luce di casa, che aveva acceso, continuava ad andare ad intermittenza. Spiegò la mappa sul tavolino e la esaminò, scrutando ogni linea e ogni nome del percorso. Il suo sguardo si posò sul luogo che il suo cristallo aveva indicato: Mont-Saint-Michel l'imponente e misteriosa isola francese che a Sofia ha sempre trasmesso inquietudine. Non ci era mai stata, ma è dove risiede una cattedrale dedicata a Michele arcangelo. Un luogo di soli 33 abitanti, con la sua cattedrale in cima alla montagna. La mente di Sofia fece una connessione fulminea: il nome del luogo, la cattedrale e la creatura alata di cui aveva parlato Malakim... tutto combaciava. Era un'idea folle, ma restava il suo unico indizio. Mettersi in viaggio verso quell'isola che lei temeva, ed era ormai l'unica strada possibile per strappare il velo e scoprire la verità.
<<È solo una cattedrale. Andrò da sola, che vuoi che mi succeda in un posto del genere? Mi vengono i brividi>> Poi il pensiero si fece più serio: non voleva mettere in pericolo i suoi amici. Non sapeva cosa avrebbe trovato lì, e non voleva esporli a dei rischi. Questa era la sua missione, il suo destino. E l'avrebbe affrontato da sola, nonostante le raccomandazioni di Malakim. Sofia uscì di casa di fretta, chiudendo la porta con un tonfo che echeggiò nel silenzio del vicolo. I suoi piedi schizzavano nelle pozzanghere mentre correva, l'ombrello faticava a proteggerla dalla violenza della pioggia. Il vento le sferzava il viso, e ogni passo sembrava un'eterna lotta contro la tempesta. Doveva raggiungere il porto. Doveva farlo ora. Quando arrivò, lo spettacolo era desolante. Il porto era completamente allagato, le onde si infrangevano con violenza contro i moli. L'acqua di mare, schiumosa e scura, aveva già invaso la banchina. Un uomo, il volto stravolto dalla fatica, stava lottando per salvare i traghetti dalle mareggiate. Sofia si avvicinò, urlando per farsi sentire sopra il rumore assordante del vento e del mare. <<Mi scusi signore! Devo arrivare al Mont-Saint-Michel! È una questione di vita o di morte!>> gridò. L'uomo si voltò, l'espressione sul suo viso era un misto di sfinimento e incredulità. <<Mi dispiace, ma non si può. Guarda quel mare, ragazzina. Ha sommerso ogni cosa, tutta l'isola al momento è isolata. Sono ormai giorni che non smette di piovere e tutta la città è allagata. Torna a casa prima che questa alluvione travolga anche te>> le rispose, gesticolando verso le onde violente. <<C'è un altro modo per raggiungere quell'isola?>> insistette Sofia, le sue mani strette in due pugni. <<Signorina, mi dispiace, ma per sicurezza hanno dato ordini di non far passare nessuno, fino a che non finirà questa tempesta. E la visibiltà è scarsa non so come potrei aiutarla.>> replicò il traghettatore, con un tono che non ammetteva repliche. <<Non è sicuro. Torni a casa, e quando la tempesta finirà, potrà andare in sicurezza.>> Sofia si rese conto che era tempo sprecato. Aveva creduto che il problema fosse solo la distanza, ma la natura era un ostacolo insormontabile. Sofia si ritrovò sola di fronte al mare in tempesta, il suo cuore che affondava come una pietra. Si sentì improvvisamente impotente. <<Come faccio adesso?>> Mormorò a se stessa, le parole soffocate dal vento. Poi, un'idea le balenò in mente. Era un'idea che univa il suo mondo magico con la realtà. Il telefono le tremava in mano, la pioggia che le bagnava il viso. <<Ho un'idea: chiamo Surya,>> mormorò Sofia.
Surya rispose al primo squillo, la sua voce suonava preoccupata. <<Sofia, dove sei? Cosa c'è?>>
<<Surya, sono al porto. Ho bisogno di andare al Mont-Saint-Michel, ma è impossibile, la tempesta è troppo forte, i traghetti sono bloccati.>> Ci fu un attimo di silenzio dall'altra parte del telefono. << Che cosa? Vuoi andare adesso fino lassù?>>
<<Ti prego, Surya,>> la sua voce mi ha guidato fin lì e ho la sensazione che se non mi muovo subito, sarà poi troppo tardi. Aiutami, magari troverò qualcosa, un qualsiasi indizio per trovare questa creatura alata di cui parlava Malakim. Tu ti sposti con il teletrasporto magico, possiamo andare lì insieme.>> Surya sospirò, ma la sua esitazione si dissolse presto, sostituita da una risoluta determinazione. <<Va bene, arrivo subito e porterò dei soccorsi perchè non credo che sarà un tranquillo pellegrinaggio.>> Mentre andava, il telefono ancora in mano, Surya capì che la situazione era più grave di quanto avesse pensato. Era necessario subito contattare Edward, il cui controllo sul clima e sulle correnti marine era la loro unica speranza. Solo lui poteva domare il mare in tempesta e permettere loro di affrontare il viaggio verso la montagna. Surya, Edward e Malakim apparvero sul molo in un lampo di luce, le loro figure risolute che si stagliavano contro la furia della tempesta. La pioggia e il vento sembravano raddoppiare di forza, come se la natura stessa reagisse alla loro presenza. Sofia si voltò, sorpresa di vederli lì. <<Hai portato anche il professor Edward e Malakim?>> il viso scuro per la preoccupazione, non perse tempo in convenevoli. <<Certo! Ci servirà tutto l'aiuto possibile. Dove sono i tuoi amici?>> chiese guardandosi intorno Surya. << Volevi davvero andare da sola?>> La voce di Edward era un misto di rabbia e delusione. Sofia si sentì ferita, la stanchezza e la frustrazione le offuscavano il giudizio. <<È solo una cattedrale, pensavo fosse un luogo sicuro.>>
<<Ma prima devi arrivarci>> Disse Malakim indicando la tempesta marina.
<<Sentite sono giorni che non dormo e sono stravolta! Ho bisogno di risposte e se sono li io devo andare, adesso!>> esclamò Sofia, stringendo i pugni. La discussione fu interrotta bruscamente da Surya, che si intromise tra loro. La sua calma era un balsamo per la tensione.
<<Ragazzi, per favore, non è il momento. Ne discuteremo dopo,>> disse Surya con un tono che non ammetteva repliche. <<Io sono d'accordo con Sofia non possiamo stare ancora qui con le mani in mano dobbiamo aiutarla, siamo i tre maghi/stregoni più potenti del pianeta in qualche modo ci riusciremo ad andare la, inventando qualcosa. >> Disse Surya determinato.
<<E va bene, sentiamo... quale sarebbe il piano Sofia?>> chiese Edward. Incrociò le braccia sul petto, sollevando un sopracciglio con un’aria di attesa quasi teatrale.
<<Beh... in realtà...>> Sofia balbettò, cercando disperatamente di far mente locale. La verità era che, nella sua testa, l’idea si fermava a "entrare nella cattedrale e sperare in bene".
Edward scoppiò in una risata breve e secca, scuotendo la testa mentre l'acqua gli schizzava dai capelli. <<Non hai un piano, vero?>> Insinuò, con un sorrisetto sghembo che tradiva più divertimento che rabbia. <<Sei partita nel bel mezzo di un’apocalisse con nient'altro che un ombrello e una buona dose di speranza. Ammirevole, davvero. Un tantino suicida, ma ammirevole.>>
Malakim, che fino a quel momento era rimasto in disparte come un'ombra silenziosa, annuì gravemente, spezzando il momento di ironia di Edward.
<<Edward, fai attenzione ti stai bagnando un pò troppo e sai cosa ti succede, se la tua pelle va in contatto con l'acqua.>> Intervenne Malakim, con la voce che strideva contro il vento. Lanciò un’occhiata carica di significato poi tornò a guardare il mare.
<<Non siamo tutti come te, dei tritoni capaci di raggiungere l’altra sponda a nuoto tra queste onde. Ma dobbiamo andare e subito. Avverto un'oscurità che sta banchettando con quel luogo, seppur sacro. Il piano di Sofia sarà anche inesistente, ma il suo istinto ci ha portato nel posto giusto.>> Aggiunse Malakim.
Edward si irrigidì appena, scostando con un gesto stizzito una ciocca di capelli fradici dalla fronte. Un lampo dorato parve attraversargli l'iride per un istante, svanendo prima che qualcuno potesse esserne certo. Sofia, nonostante la tempesta, rimase a bocca aperta. <<In che senso... tritoni?>> chiese, spostando lo sguardo tra la calma serafica di Malakim e la figura imponente di Edward. <<In che senso come lui?>>
Edward non rispose subito. Si limitò a stringere la presa sul manico del suo tridente, che emise un basso ronzio vibrante. <<Diciamo solo che ho un rapporto privilegiato con l'umidità Sofia,>> tagliò corto lui con un ghigno enigmatico. <<Ma Malakim ha ragione: meno domande e più fatti. Se non ci muoviamo, l'unica cosa che troveremo nella cattedrale sarà un mucchio di cenere.>>
Surya afferrò la mano di Sofia. <<Ok, ci penso io tu reggiti a me. Ci teletrasportiamo direttamente!>> Ma Edward lo bloccò, afferrandolo per la camicia gialla. << No, aspetta. Non puoi usare il teletrasporto.>> Sofia lo guardò, confusa. <<Perché?>> Edward indicò Malakim con un cenno del capo. <<Per quello che ha appena detto Malakim. Non sappiamo cosa ci sia dall'altra parte. Comparire in un luogo del genere senza sapere cosa ci sia è molto imprudente. Penso io ad aprire un passaggio direttamente dal mare. Controlleremo che sia tutto in ordine prima di arrivare a terra.>> Edward sollevò il suo tridente, il metallo che brillava di una luce dorata. Con un gesto deciso, lo conficcò nel suolo del porto. Una luce accecante si sprigionò dall'arma, e le onde che si infrangevano contro il molo si ritirarono, lasciando una via asciutta tra le acque tumultuose. Era come se il mare si fosse spaccato a metà. Sofia, rimase a bocca aperta, guardando il corridoio d'acqua che si era aperto davanti a loro. <<Per la barba di Mosè!>> esclamò, la sua voce un sussurro di incredulità <<Wow, dovrai insegnarmelo!>>
<<Solo io posso farlo>> Rispose Edward con posa orgogliosa e fiera di quella di un super eroe.
<<Andiamo, venite dietro di me>> disse Edward, facendo segno ai ragazzi.
Sofia, Malakim e Surya, guidati da Edward e dal suo tridente, che illuminava il loro cammino, si incamminarono in quel passaggio surreale, con i piedi che affondavano in una sabbia bagnata, ma resa salda dalla magia. Il fragore delle onde era un rumore sordo e lontano, mentre si dirigevano verso la montagna misteriosa. Una volta raggiunta la terraferma, il gruppo si ritrovò avvolto da una fitta nebbia. La pioggia non accennava a diminuire, e il vento sferzava l'isola senza tregua. Non si vedeva altro che un po' di terreno intorno, il mare che separava l'isola dal resto del paese era un rumore sordo e indistinto. Era chiaro che l'isola di Mont Saint-Michel era completamente isolata, un rifugio naturale, forse, ma anche una prigione. Camminando, Edward e Malakim si fermarono poi concentrandosi. I loro occhi si chiusero per un attimo, sondando l'energia dell'ambiente.
<<Che ne pensi, Malakim?>> Chiese Edward.
<<Qui non c'è niente. Possiamo andare.>> Rispose Malakim scrutando l'energia.
<<Va bene, andiamo.>> Edward fece cenno a gli altri di seguirlo.
<<Comunque è molto buio e silenzioso qui... non mi piace.>> Passeggiando tra quelle strade di Mont Saint-Michel, mentre si addentravano nelle strade deserte dell'isola, il rumore dei loro passi era l'unico suono in mezzo al fragore della tempesta. <<Dobbiamo raggiungere la cattedrale,>> esclamò Sofia con un tono deciso, il suo sguardo fisso sull'unica sagoma che emergeva dalla nebbia. <<E appena avrò capito, ce ne andremo subito.>>
<<Nonostante la molta energia negativa che avverto, è strano che non ci sia la presenza di un demone qui.>> Avvisava Malakim con sospetto.
<<L’energia di questo posto è molto particolare è sacra e protetta da una magia alchemica e energetica antica esoterica. Sai….Potrebbe essere che i demoni non possono raggiungerla ma solo circondarla. Per questo avvertiamo comunque la loro energia, ma è praticamente come una gabbia per quelli come lui.>> Rivelava Edward da esperto professore di alchimia e delle energie sacre della terra.
<<Lui chi? Demoni? Di che state parlando?>> Chiese Sofia.
Edward le lanciò un'occhiata enigmatica. <<Beh, se ho ragione, lo capirai presto.>> Poco dopo, raggiunsero la cattedrale. Surya fu il primo a percepire qualcosa. Un'ondata di sensazioni confuse lo travolse: l'odore di sangue, la disperazione, un'energia vitale che si stava spegnendo. Capì che l'entità che stavano cercando era ferita e che non gli rimaneva molto tempo. L'energia negativa, però, era esterna, non interna: la cattedrale fungeva da scudo, ma una prigione senza uscita per la creatura. Ma anche un rifugio. Mentre si avvicinano alla cattedrale di Mont Saint-Michel, arrivando molto rapidamente nonostante la tempesta e la pioggia che li bagnavano, Malakim annuì, confermando <<Edward ha ragione, ora avverto la presenza di entità maligne intorno all'isola, ma stanno aspettando. Attendono che esca per attaccarlo. >> Arrivati davanti alla porta della cattedrale, la loro discussione si fece tesa. <<Potrebbe essere arrivato il momento di dirti qualcosa Sofia. Ma magari dopo... Forse è meglio prima se entriamo. Qualcuno deve restare fuori a badare che non entri nessuno!>> Edward si avvicinò alla porta, che era chiusa a causa del maltempo e per l'isolamento la cattedrale era chiusa al pubblico da mesi. <<Dovrò aprirla con un incantesimo.>> mormorò Edward. <<Fate entrare prima me,>> disse Sofia, il suo tono era fermo.
<<Ma Sofia!>> Disse con tono incerto Surya.
<<Non discutiamo oltre... siamo qui per questo. >> Edward si concentrò per lanciare l'incantesimo, ma Sofia, impulsivamente, allungò una mano sulla porta e toccò la porta che con sua grande sorpresa si aprì da sola al suo tocco.
<<Sì è aperta. >> Disse Edward incredulo.
<<No, no, no, non mi piace. Tu non vai lì dentro.>> Disse Surya preoccupato.
<<In realtà potrebbe avere molto senso, nel caso di Sofia>> disse Malakim, con voce bassa ad Edward per non farsi sentire. Ma era troppo tardi. Sofia, senza esitazione, si infilò dentro e la porta si chiuse immediatamente dietro di lei.
<<Oh no, Si è chiusa!>> Edward provò ad aprirla con un incantesimo ma non si mosse.
<<E adesso cosa facciamo?>> Disse Surya nel panico, agitando i pugni sul portone. <<Sofia>> Malakim con calma, si posizionò al loro fianco.
<<Non temete, c'è solo lui là dentro, e non le farà del male.>> Surya si voltò a guardare il fratello confuso.
<<Vuoi che restiamo qui ad aspettare, mentre lei è là e magari ha bisogno di aiuto?>>
<<Surya.>> Rispose Malakim. <<La porta si è aperta perché chi è lì dentro ha riconosciuto la sua energia quella di Sofia.>>
Edward annuì, comprendendo. <<Sì, e tu Surya ti stai comportando come un fidanzato nevrotico. capisco che vuoi proteggerla. Ma stai esagerando. e non lo sei. Devi calmarti e ora non possiamo fare altro, resteremo qui ed aspetteremo.>>
<<Non dire assurdità! Ma sì, su questo mi sa che ha ragione Malakim.>> Rispose Surya. Forse solo lei poteva entrare.>> <<Se ci pensiamo un attimo ha un collegamento.>> Aggiunse Malakim.
L'isola di Mont Saint-Michel, già avvolta dalla furia della tempesta, fu scossa da un improvviso e violento terremoto, interrompendo la loro conversazione. La terra sotto i piedi di Edward, Surya e Malakim tremò con una forza innaturale, facendoli barcollare. Contemporaneamente, un immenso fascio di luce bluastra squarciò il cielo tempestoso e avvolse la cattedrale, come un fulmine.
<<Che diamine sta succedendo?>> urlò, cercando di resistere alla scossa. Edward si spostò per vedere meglio, i suoi occhi spalancati per lo shock. La sua mente, abituata a calcolare ogni possibilità, era nel caos. <<Non so cosa sia ma potrebbe essere opera del collegamento tra Sofia e l'angelo.>>
<<Sbrigati Sofia! Avverto il suo lamento!>> pensò tra sé Malakim, sentendo un'eco di dolore e disperazione.
<<Forse era un fulmine che ha centrato la cattedrale?>> disse Surya avvolto dalla tempesta e cercando di tenersi in piedi durante il terremoto. La sua voce, di solito così calma, era pervasa da un'insolita incertezza.
<<No, non è niente di normale, quello non era un fulmine. Dobbiamo sbrigarci io non resisterò a lungo con le mie gambe, sotto questa pioggia, me le sento già cadere, per dare svago alla mia coda.>> lamentò Edward.
Poi il fascio di luce blu si affievolì lentamente, fino a scomparire, lasciando dietro di sé un silenzio innaturale rotto solo dal fragore lontano della tempesta.
Nel frattempo all'interno della cattedrale, Sofia era avvolta da un'oscurità totale. La pesante porta si era chiusa con un tonfo, tagliando fuori ogni rumore dall'esterno. Stretta tra il freddo e l'umidità, si guardò i pantaloni e vide che erano zuppi di pioggia. << Mi verrà un bel raffreddore,>> pensò. il suo spirito pratico che cercava di farsi strada in una situazione surreale. Con un gesto della mano, sollevò la bacchetta di legno. E Una luce bellissima e solare, scaturì dalla sua punta, come un piccolo sole che squarciava le tenebre. Era una luce calda e confortante, che la rassicurò. La cattedrale sembrava a posto, ma con un'aria di abbandono che gravava su di essa. Nessuno sembrava metterci piede da mesi. Camminò piano lungo la navata, la luce della bacchetta che le faceva strada. Le sue speranze crollarono quando, arrivata all'altare, non vide nulla. La stanchezza la travolse, e si sedette su una delle scale in granito, il cuore pesante. <<Che stanchezza.>> Sussurrò nel silenzio. <<Qui sembra tutto normale.>> Ma in quel momento, un rumore lieve e incerto ruppe il silenzio: un fruscio, come un battito d'ali leggero, che non era né di piccione né di uccello. Era diverso.
<<Che cos'è?>> sussurrò. Si guardò intorno, ma l'oscurità era troppo fitta. La luce della sua bacchetta illuminò l'altare, dove c'erano due stanze laterali. In quella a destra, sotto un crocifisso, c'erano delle candele accese e il quadro di San Michele.
<<Se non c'è stato più nessuno qui chi ha avrà acceso quelle candele? Ma forse il prete.>>
In un angolo buio, rannicchiata in una sagoma scura, c'era un'ombra con delle ali. Sofia si avvicinò, cauta, il cuore che le batteva all'impazzata. L'ombra sembrava agitarsi, come se stesse frugando tra le cose in cerca di qualcosa. Poi, si voltò e si mosse verso di lei, e Sofia, presa dal panico, fece un balzo indietro, calpestando qualcosa, cadendo a terra e facendo rumore. L'ombra si accasciò a terra, un gemito di paura che le uscì dalle labbra.
<<Ti prego>> implorò lui. Cercò di strisciare indietro, ma la schiena sbatté contro il freddo marmo dell'altare. Sofia vide che era un giovane e bell'uomo. Una delle sue enormi ali bianche ebbe un sussulto involontario, sollevando un velo di polvere. <<Non farmi del male, >> Disse lui.
Sofia rimase immobile. Lentamente, con gesti misurati come se stesse approcciando un animale ferito, vedendo che non aveva vestiti, ma solo una sottile tunica bianca bagnata si sfilò il cappotto inzuppato. <<Sta’ tranquillo,>> disse, facendo un passo avanti. <<Non voglio farti del male.>>
Si avvicinò ancora, sollevando la bacchetta. La luce che scaturiva dalla punta della sua bacchetta illuminò finalmente la figura. Sofia trattenne il respiro: e finalmente vedeva che davanti a lei c'era rannicchiato contro il muro, un uomo bellissimo. Aveva gli occhi di un azzurro accecante, quasi innaturale, incorniciati da ciocche bionde appiccicate al viso sporco di polvere e sangue. Il suo corpo, seminudo e tremante, era una mappa di lividi e graffi profondi. Vedendo le sue ferite, Sofia si inginocchiò accanto a lui, ignorando la fitta di dolore alla caviglia, e gli posò il cappotto sulle spalle.
<< Ehi. guardami,>> disse con un filo di voce, cercando di incrociare il suo sguardo terrorizzato.
<<Non sono uno di loro. Mi chiamo Sofia.>> Allungò una mano, esitando a un centimetro dalla sua spalla. <<Sono qui per portarti via. Sei tu, quella voce, vero? Ti riconosco.>>
Sollevando lo sguardo, con i suoi occhi azzurri vitrei Il gesto compassionevole di Sofia sembrava tranquillizzarlo. Poi con un gemito, lui sussultò, si ritirò nell'angolo, e con le mani tremanti si girò di scatto dalla parte opposta, premendo la schiena contro il freddo muro di pietra, sentendosi intrappolato di fronte alle figure silenziose dipinte sui quadri. La luce della bacchetta di Sofia si posò su di lui, rivelando un'immagine che le fece mozzare il fiato. Dalla schiena dell'uomo, spuntavano delle enormi ali bianche. Erano magnifiche, immacolate, ma ricoperte di graffi e macchie.
<<La creatura alata>> Pensò Sofia.
Le sue ali si estendevano dalla base del collo e gli scendevano lungo la schiena, avvolgendolo come un mantello fino quasi a toccare i piedi. I suoi capelli, di un biondo dorato, gli arrivavano appena sopra le spalle. Lo sguardo di Sofia si posò sulle ali, poi sulle ferite che lo deturpavano, e un'ondata di pietà e tristezza la travolse. La sua voce era ferma, ma colma di dolcezza. Sofia ormai riconosceva quella voce era lui, finalmente lo aveva trovato.
<<Non aver paura.>> Disse <<sei stato tu a chiamarmi. Qual'è il tuo nome?>>
<<Michele>> Disse con voce bassa tremolante.
<<Quel Michele? L'arcangelo, quello a cui hanno dedicato questa cattedrale? >>
<<Sì!>>
<<Ti ho sognato a lungo, mi hai chiesto tu di aiutarti>> disse Sofia.
Michele aveva percepito la compassione nella voce di Sofia, che nonostante tutto aveva offerto a lui il suo cappotto. Sentiva che la sua energia era buona, non era come quella dei demoni che lo avevano perseguitato per tutti questi anni, era diversa. Nonostante il panico, i suoi occhi azzurri notarono ogni dettaglio. La ragazza tremava come una foglia. I suoi capelli erano zuppi, e l’acqua scivolava dalla giacca che stringeva tra le mani. Il suo viso era pallido per il freddo, ma i suoi occhi, pieni di una sincerità che non incontrava da secoli. Poi notò il modo in cui lei si teneva. I suoi piedi si spostavano a fatica. Osservò la sua caviglia, e vide che era gonfia. Sofia si era ferita inciampando. Una ragazza debole, tremante, che aveva corso sotto la pioggia per trovarlo e gli stava offrendo una giacca per coprirsi, nonostante fosse lei stessa bagnata fino alle ossa. Nel profondo del suo essere, Michele avvertì qualcosa di strano, qualcosa che non era né energia, né magia. Era un legame, un'eco antico, che gli risuonava familiare nel petto. Sentiva la sua vita fondersi con quella di lei, e un senso di speranza gli avvolse il cuore. Sofia ora che sapeva che lui era la stessa voce che la chiamava e l'aveva tormentata per mesi poteva finalmente comprendere il problema e magari dormire meglio nei prossimi giorni.
<<Devi venire via con me, non puoi stare qui>> disse, avvicinandosi a Michele. Le sue mani tremavano, ma non per il freddo, bensì per l'emozione.
<<Ti porterò io in salvo. Non preoccuparti, ti aiuterò.>> Notando che Michele stava esitando per la paura.
<<È terribile.Chi ti ha fatto questo? Cosa ti è successo? >>
Michele esitò, i suoi occhi azzurri fissi su di lei. L'ombra della paura che lo aveva spinto a nascondersi, ora si era trasformata in un'espressione di profonda esitazione. Le sue ali, magnifiche e imponenti, si abbassarono lentamente, quasi come un gesto di resa.
<<Tu non dovresti stare qui, non è vero? Cioè è strano dovresti essere.>>
Comunque ripeto, mi hai chiamato tu per salvarti perciò dovrai venire con me.
<<Io ti ho chiamato?>> chiese, la sua voce era un sussurro incerto
<<Sì, chiedevi il mio aiuto.>> Rispose Sofia tremendo dal freddo.
<<Che strano.>> Mormorò Michele.
<<Mi dici cosa ti è successo?>>
Michele era molto debole e riusciva a stare sveglio a mala pena. Vedendolo così debole, Sofia si sedette accanto a lui, decisa a non lasciarlo andare finché non avesse avuto tutte le risposte.
<<Senti, disse, e perché sei venuto proprio qui?>> Chiese Sofia.
<<Qua sono al sicuro dalle forze del male. E poi porta il mio nome. Vorrei solo tornare a casa mia. Ma non ci riesco>>
<<Casa tua? Sì, perchè tu non sei di questo mondo,>> affermò, notando il modo in cui i suoi occhi sembravano guardare oltre le pareti della cattedrale.
<<La mia richiesta d'aiuto era per qualcun altro. Non so perché mi hai risposto tu!>>
<<Non fa niente. Ti salverò lo stesso, non puoi stare qui da solo in queste condizioni, se riapriranno la cattedrale tu che farai e dove ti nasconderai?.>> Chiese Sofia.
Il volto di Michele si contorse in una smorfia di dolore e disperazione. <<A questo, non ci avevo pensato. Ma non puoi,>> disse, la sua voce era un lamento.
Sarai in pericolo anche tu. Mi hanno fatto fatto un incantesimo e mi hanno strappato dal mio regno, mi hanno reso umano, mortale. Non ho più i miei poteri e sono bloccato qui. Hanno bloccato l'accesso a casa mia, alla mia dimensione angelica. Mi hanno imprigionato in questo mondo. Sono su questa terra e ho perso parte della mia memoria. Mi hanno rapito e tenuto in una gabbia anti-angelo. Mi hanno torturato per avere informazioni su di me e sui miei fratelli, oltre a me volevano anche loro. Ma io non volevo mettere in pericolo tutti e non ho parlato>>
Poi il suo sguardo si accese, un barlume di speranza.
<<Ma poi... una luce mi ha portato via da quella gabbia. Non poteva essere uno dei miei fratelli, visto che la barriera anti-angelo li avrebbe cacciati con una scarica. Sono apparso su questa isola e dei demoni mi hanno trovato e inseguito. Io sono entrato in questa cattedrale e mi hanno ferito di nuovo, ma sono volato via fino qui più in fretta che potevo con le poche forze che mi rimanevano. E per fortuna, in questa cattedrale non possono entrare i demoni.>>
<<Ma è terribile quello che ti hanno fatto! Mmm... Deve essere stato l'incantesimo che ho fatto ieri, per cercarti>> mormorò, il suo cuore che batteva all'impazzata.
<<Sei stata tu a portarmi via da lì?>> Disse incredulo Michele.
<<Sì io credo di sì, pur non sapendo chi tu fossi veramente... Ma tu sei uno scaccia demoni, sei quello che li esorcizza, o almeno così dicono qui.>>
<<Sì, rappresento questo nella vostra epoca>> la sua voce si affievolì, ma ho perduto i miei poteri e la mia spada sulla terra, quando sono caduto. Ed è quella che mi dà gran parte del potere di solito.
<<Senza la spada non hai alcun potere?>>
<<Gran parte del mio potere lo crea lei. Ma così adesso sono come un semplice umano come voi. >>
Improvvisamente, Michele perse i sensi, crollando tra le braccia di Sofia. Lei lo sostenne con tutta la sua forza, la sua caviglia ferita che protestava in un dolore acuto. Dopo un momento, si risvegliò, sdraiato a terra e ancora debole, ma un sorriso si aprì sul suo volto. Amo il tuo calore che emani, disse, con un sospiro di sollievo che gli uscì dalle labbra.
<<Calore? Anche se sono zuppa dalla pioggia?>>
<< Sì, non so perché, ma mi fa stare meglio.>>
<<Stai molto male hai la febbre. Sono le ferite. Devo subito portarti a casa mia e curarti. Non posso di certo portarti in ospedale, ti aiuterò, ma tu devi fidarti di me e di noi. Quindi stai tranquillo, adesso trovo una soluzione. Anche perché gli altri sono fuori e ci aiuteranno sicuramente.
Sofia tentò di farlo alzare, la sua caviglia dolorante, ma la sua determinazione era più forte. Lo avvolse sulle sue spalle per trascinarlo fuori. <<Per fortuna che non sei molto pesante da portare.>>
<<Ho chiuso la porta prima.>> Disse Michele con voce fioca e lamentando il dolore delle sue ferite.
<<Sei stato tu?>>
<<Ho dovuto, mi stavano inseguendo.>> rispose Michele.
Si avvicinarono all'uscita, e Michele, con un ultimo sforzo, aprì la porta. Fuori, Edward, Malakim e Surya li stavano aspettando. Vedendo la scena, Edward fece sparire il suo tridente e corse ad aiutare.
<<Sofi!>> urlò. E insieme a Malakim e Surya la aiutò a trasportare Michele, che era ormai esanime e debole.
Sofia crollò a terra, la sua caviglia le faceva un male terribile.
<<Sofia, la tua caviglia! >> esclamò Surya notando la ferita.>>
<< Non è niente, sto bene, sono solo inciampata al buio. Pensate a lui che è ridotto piuttosto male.>>
<<È Michele. Edward, dobbiamo subito avvisare Shauri.>> Disse Malakim cercando di dare una mano a tenerlo.
<<Si prima portiamolo via da qui, prima che arrivino i demoni >> Disse Edward guardandosi intorno.
<<Portiamolo a casa mia!>> Esclamò Sofia.
<<No sei pazza! Calmiamoci tutti. Ora saremo un bersaglio facile per i demoni, portiamo questo angelo alla scuola di magia. Dove sarà al sicuro. La scuola e protetta dalla mia barriera di magia creata da me, contro le forze del male e i demoni. E andiamo via il più velocemente possibile prima che arrivino.>> La sua voce era ferma, carica di un'autorità che non ammetteva repliche. <<Questa non è la sua dimensione e non dovrebbe trovarsi sulla terra, dove è più debole.>> Si chinò su Michele, sussurrandogli qualcosa all'orecchio. <<Ti stavamo aspettando. Sapevo che eri ancora vivo. Adesso sei al sicuro.>>
Michele sollevò debolmente la testa, guardando Edward.
<<Tu sei il figlio della terra, >> mormorò, un sorriso colmo di gratitudine che gli affiorò sulle labbra. <<Grazie.>>
Con le poche forze che aveva, Michele si aggrappò a Sofia e agli altri. La loro missione era ora chiara: portarlo in salvo alla scuola di magia usando il teletrasporto di Surya ed Edward che sarebbe stato più veloce..
<<Ok, avvicinatevi tutti a me, ordinò, concentrandosi per il teletrasporto. Faremo in fretta e senza oltrepassare il mare. L'incantesimo di ieri ha funzionato.>> Disse Surya.
Sofia annuì, le parole di Michele che le risuonavano nella mente.
<<Alla scuola sarai al sicuro, è una bellissima idea,>> disse, rivolto ad Edward.
In un lampo di luce, tutti quanti scomparvero davanti la cattedrale e si materializzarono nella sala centrale della scuola di magia. Appena i piedi toccarono il pavimento asciutto, Sofia fu colpita da un brivido violento. Senza il suo cappotto, rimasto sulle spalle di Michele, i vestiti zuppi le aderivano alla pelle come una coltre di ghiaccio. Cominciò a tremare in modo incontrollabile, i denti che battevano mentre l'aria calda della stanza sembrava quasi bruciarle la pelle fredda. Sofia si liberò dalla presa del gruppo. Surya ed Edward appoggiano Michele al muro. Appena Sofia smise di muoversi, il gelo la investì in pieno. Cominciò a tremare così forte che le sue mani sembravano avere vita propria. Michele, nonostante la debolezza, se ne accorse. Sollevò una mano tremante verso di lei, sfiorando il tessuto bagnato della manica di Sofia con la punta delle dita.
<<Per favore date qualcosa a Sofia che è tutta infreddolita, potrebbe ammalarsi.>> Riproverò i ragazzi.
Michele la osservò con un’espressione tormentata.
<<Stai così per causa mia,>> mormorò Michele con una voce che sembrava venire da un tempo lontano.
Sofia cercò di stringersi nelle braccia, cercando di non far battere i denti. <<Non preoccuparti per me. Ora andrò a casa e mi farò un bel bagno caldo, pensando a questa assurda giornata.>>
Sofia sollevò lo sguardo, vedendo i segni dei lividi e delle torture che ancora segnavano il volto del ragazzo. Scosse la testa, forzando un sorriso tra i denti che battevano.
<<È solo un po’ di freddo, Michele,>> sussurrò lei, stringendosi nelle braccia. <A confronto con quello che hai passato tu... con gli anni di buio e dolore nelle mani dei demoni... questo non è niente. È solo acqua e vento. Posso sopportarlo.>>
Michele rimase in silenzio per un lungo istante, i suoi occhi azzurri si fecero lucidi. Quella ragazza, un piccolo essere umano così fragile e mortale, stava minimizzando il proprio dolore fisico per lui.
Le sue gambe tremarono come se non sapessero come reggere il peso della gravità terrestre, e dovette artigliare la pietra del muro, appoggiandosi alle mura delle scuola per tenersi in piedi, per non scivolare di nuovo a terra. Lui annuì lentamente, lo sguardo fisso sui propri piedi.
<<Riesci a camminare Michele?>> Chiese Sofia.
<<Sì... devo solo abituarmi. Non ho mai avuto bisogno di farlo prima d'ora.>> Rispose.
<<Puoi volare?>> Chiese Sofia.
<<Sì, solo che in questa dimensione faccio più fatica. Al momento, sono troppo debole, anche le mie ali sono ferite, ma mi riprenderò in fretta, vedrai!>> Rispose Michele.
<<Va bene, non importa,>> disse Sofia, guardandosi intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno. <<Ormai siamo qui.>>
<<Puoi farle scomparire? chiese Edward rivolto alle ali di Michele. <<Non vorrei dare nell'occhio qui a scuola.>>
<<Sì, certo,>> Rispose Michele. Facendo un piccolo gesto le sue ali svanirono, lasciando solo le ferite a testimoniare la loro esistenza.










