sabato 2 maggio 2026

ROTTA VERSO MONT-SAINT-MICHEL - CAPITOLO 5



La pioggia non aveva mai smesso. Non era più solo una malinconica caduta d’acqua, ma una vera e propria furia della natura. I ragazzi uscirono dalla scuola e furono accolti da un vento violento che li sferzava, facendo sbattere gli ombrelli e strappando le foglie dagli alberi. Il cielo, di un grigio plumbeo, era solcato da lampi accecanti che illuminavano per un istante le nuvole minacciose, seguite da tuoni assordanti che facevano vibrare la terra. La città era avvolta da un’oscurità prematura. I tetti luccicanti delle case erano un mosaico di tegole bagnate, e l’acqua scorreva impetuosa lungo le strade, creando torrenti improvvisati ai lati dei marciapiedi. In lontananza, si potevano scorgere le onde gigantesche che si infrangevano con una forza terrificante contro le scogliere del piccolo villaggio. Il mare, solitamente calmo, era diventato un mostro ruggente, le sue acque scure e spumeggianti si fondevano con il cielo tempestoso. Non c'era un momento di pace. La tempesta era come un'entità viva, che rifletteva la realtà, quasi come se la natura stessa fosse in sintonia con il dolore di qualcuno. Ogni goccia di pioggia, ogni folgore, sembrava un grido di dolore e disperazione. I ragazzi si guardarono, senza bisogno di parole. Sapevano che non potevano aspettare, il tempo non era dalla loro parte. Dovevano trovare quella creatura, e dovevano farlo subito. Nicolas si strinse nel cappuccio della sua giacca, il viso teso. 

<<Chi sarà questa creatura alata di cui parlava Malakim?>> chiese Nicolas. David scosse la testa con un sospiro, la pioggia gli scivolava sul viso. <<Che strazio questa pioggia>> disse, osservando il cielo che si squarciava in un lampo violento.>> Sofia era immobile, lo sguardo perso verso il mare. <<Forse ho un'idea, ma non ne sono sicura al momento >> La sua voce era solo un sussurro.

Gli amici di Sofia erano visibilmente preoccupati per lei, per quanto aveva detto Malakim. Nicolas notò la sua espressione triste e capì che dovevano fare qualcosa per sollevarle il morale, ma soprattutto per aiutarla. <<Dobbiamo fare qualcosa per aiutare Sofia.>>

Sofia non rispose, ma il suo sguardo restò fisso su Saint-Malo, il bellissimo villaggio sul mare era un quadro di desolazione. Le nubi nere lo avevano avvolto completamente, e avvertiva che anche gli abitanti iniziavano a preoccuparsi. Molte zone del paese erano ormai allagate, e chi viveva più vicino alla costa aveva a che fare con delle fortissime correnti e mareggiate che minacciavano il villaggio, le onde si allungavano fino alle case più lontane. Ogni tuono sembrava un lamento, un grido di dolore le risuonava nel cuore. <<Beh io vado a casa, ho bisogno di riposare. Sono stanchissima e ho passato la notte a studiare per questi esami.>> <<Va bene Sofia, ci vediamo domani mattina a scuola. >> Disse Annie cercando di ripararsi dal freddo dal vento e dalla pioggia che con furia si abbatteva sul suo ombrello. Subito dopo Sofia si allontanò, i suoi passi acceleravano e appena dopo girò l'angolo. Lasciandosi gli amici alle spalle, aprì il suo ombrello ma non cercò riparo dal vento che la sferzava. La sua mente era un turbine di pensieri e l'unica cosa che contava era l'idea che le era venuta in mente. Corse a perdifiato sotto la pioggia battente, il fruscio del suo ombrello un rumore debole contro il fragore della tempesta. Arrivata a casa, lasciò la porta socchiusa e si liberò di corsa dell'impermeabile e delle scarpe, lasciando una scia di pozzanghere sul pavimento. La casa, in contrasto con la furia esterna, era avvolta da un silenzio quasi surreale. Senza perdere un attimo, corse in salotto e recuperò la mappa che aveva riposto frettolosamente la sera prima mentre studiava. La luce di casa, che aveva acceso, continuava ad andare ad intermittenza. Spiegò la mappa sul tavolino e la esaminò, scrutando ogni linea e ogni nome del percorso. Il suo sguardo si posò sul luogo che il suo cristallo aveva indicato: Mont-Saint-Michel l'imponente e misteriosa isola francese che a Sofia ha sempre trasmesso inquietudine. Non ci era mai stata, ma è dove risiede una cattedrale dedicata a Michele arcangelo. Un luogo di soli 33 abitanti, con la sua cattedrale in cima alla montagna. La mente di Sofia fece una connessione fulminea: il nome del luogo, la cattedrale e la creatura alata di cui aveva parlato Malakim... tutto combaciava. Era un'idea folle, ma restava il suo unico indizio. Mettersi in viaggio verso quell'isola che lei temeva, ed era ormai l'unica strada possibile per strappare il velo e scoprire la verità.

<<È solo una cattedrale. Andrò da sola, che vuoi che mi succeda in un posto del genere? Mi vengono i brividi>> Poi il pensiero si fece più serio: non voleva mettere in pericolo i suoi amici. Non sapeva cosa avrebbe trovato lì, e non voleva esporli a dei rischi. Questa era la sua missione, il suo destino. E l'avrebbe affrontato da sola, nonostante le raccomandazioni di Malakim. Sofia uscì di casa di fretta, chiudendo la porta con un tonfo che echeggiò nel silenzio del vicolo. I suoi piedi schizzavano nelle pozzanghere mentre correva, l'ombrello faticava a proteggerla dalla violenza della pioggia. Il vento le sferzava il viso, e ogni passo sembrava un'eterna lotta contro la tempesta. Doveva raggiungere il porto. Doveva farlo ora. Quando arrivò, lo spettacolo era desolante. Il porto era completamente allagato, le onde si infrangevano con violenza contro i moli. L'acqua di mare, schiumosa e scura, aveva già invaso la banchina. Un uomo, il volto stravolto dalla fatica, stava lottando per salvare i traghetti dalle mareggiate. Sofia si avvicinò, urlando per farsi sentire sopra il rumore assordante del vento e del mare. <<Mi scusi signore! Devo arrivare al Mont-Saint-Michel! È una questione di vita o di morte!>> gridò. L'uomo si voltò, l'espressione sul suo viso era un misto di sfinimento e incredulità. <<Mi dispiace, ma non si può. Guarda quel mare, ragazzina. Ha sommerso ogni cosa, tutta l'isola al momento è isolata. Sono ormai giorni che non smette di piovere e tutta la città è allagata. Torna a casa prima che questa alluvione travolga anche te>> le rispose, gesticolando verso le onde violente. <<C'è un altro modo per raggiungere quell'isola?>> insistette Sofia, le sue mani strette in due pugni. <<Signorina, mi dispiace, ma per sicurezza hanno dato ordini di non far passare nessuno, fino a che non finirà questa tempesta. E la visibiltà è scarsa non so come potrei aiutarla.>> replicò il traghettatore, con un tono che non ammetteva repliche. <<Non è sicuro. Torni a casa, e quando la tempesta finirà, potrà andare in sicurezza.>> Sofia si rese conto che era tempo sprecato. Aveva creduto che il problema fosse solo la distanza, ma la natura era un ostacolo insormontabile. Sofia si ritrovò sola di fronte al mare in tempesta, il suo cuore che affondava come una pietra. Si sentì improvvisamente impotente. <<Come faccio adesso?>> Mormorò a se stessa, le parole soffocate dal vento. Poi, un'idea le balenò in mente. Era un'idea che univa il suo mondo magico con la realtà. Il telefono le tremava in mano, la pioggia che le bagnava il viso. <<Ho un'idea: chiamo Surya,>> mormorò Sofia.

Surya rispose al primo squillo, la sua voce suonava preoccupata. <<Sofia, dove sei? Cosa c'è?>>

<<Surya, sono al porto. Ho bisogno di andare al Mont-Saint-Michel, ma è impossibile, la tempesta è troppo forte, i traghetti sono bloccati.>> Ci fu un attimo di silenzio dall'altra parte del telefono. << Che cosa? Vuoi andare adesso fino lassù?>>

<<Ti prego, Surya,>> la sua voce mi ha guidato fin lì e ho la sensazione che se non mi muovo subito, sarà poi troppo tardi. Aiutami, magari troverò qualcosa, un qualsiasi indizio per trovare questa creatura alata di cui parlava Malakim. Tu ti sposti con il teletrasporto magico, possiamo andare lì insieme.>> Surya sospirò, ma la sua esitazione si dissolse presto, sostituita da una risoluta determinazione. <<Va bene, arrivo subito e porterò dei soccorsi perchè non credo che sarà un tranquillo pellegrinaggio.>> Mentre andava, il telefono ancora in mano, Surya capì che la situazione era più grave di quanto avesse pensato. Era necessario subito contattare Edward, il cui controllo sul clima e sulle correnti marine era la loro unica speranza. Solo lui poteva domare il mare in tempesta e permettere loro di affrontare il viaggio verso la montagna. Surya, Edward e Malakim apparvero sul molo in un lampo di luce, le loro figure risolute che si stagliavano contro la furia della tempesta. La pioggia e il vento sembravano raddoppiare di forza, come se la natura stessa reagisse alla loro presenza. Sofia si voltò, sorpresa di vederli lì. <<Hai portato anche il professor Edward e Malakim?>> il viso scuro per la preoccupazione, non perse tempo in convenevoli. <<Certo! Ci servirà tutto l'aiuto possibile. Dove sono i tuoi amici?>> chiese guardandosi intorno Surya. << Volevi davvero andare da sola?>> La voce di Edward era un misto di rabbia e delusione. Sofia si sentì ferita, la stanchezza e la frustrazione le offuscavano il giudizio. <<È solo una cattedrale, pensavo fosse un luogo sicuro.>>

<<Ma prima devi arrivarci>> Disse Malakim indicando la tempesta marina.

<<Sentite sono giorni che non dormo e sono stravolta! Ho bisogno di risposte e se sono li io devo andare, adesso!>> esclamò Sofia, stringendo i pugni. La discussione fu interrotta bruscamente da Surya, che si intromise tra loro. La sua calma era un balsamo per la tensione. 

<<Ragazzi, per favore, non è il momento. Ne discuteremo dopo,>> disse Surya con un tono che non ammetteva repliche. <<Io sono d'accordo con Sofia non possiamo stare ancora qui con le mani in mano dobbiamo aiutarla, siamo i tre maghi/stregoni più potenti del pianeta in qualche modo ci riusciremo ad andare la, inventando qualcosa. >> Disse Surya determinato.

<<E va bene, sentiamo... quale sarebbe il piano Sofia?>> chiese Edward. Incrociò le braccia sul petto, sollevando un sopracciglio con un’aria di attesa quasi teatrale.

<<Beh... in realtà...>> Sofia balbettò, cercando disperatamente di far mente locale. La verità era che, nella sua testa, l’idea si fermava a "entrare nella cattedrale e sperare in bene".

Edward scoppiò in una risata breve e secca, scuotendo la testa mentre l'acqua gli schizzava dai capelli. <<Non hai un piano, vero?>> Insinuò, con un sorrisetto sghembo che tradiva più divertimento che rabbia. <<Sei partita nel bel mezzo di un’apocalisse con nient'altro che un ombrello e una buona dose di speranza. Ammirevole, davvero. Un tantino suicida, ma ammirevole.>>

Malakim, che fino a quel momento era rimasto in disparte come un'ombra silenziosa, annuì gravemente, spezzando il momento di ironia di Edward.

<<Edward, fai attenzione ti stai bagnando un pò troppo e sai cosa ti succede, se la tua pelle va in contatto con l'acqua.>> Intervenne Malakim, con la voce che strideva contro il vento. Lanciò un’occhiata carica di significato poi tornò a guardare il mare.

<<Non siamo tutti come te, dei tritoni capaci di raggiungere l’altra sponda a nuoto tra queste onde. Ma dobbiamo andare e subito. Avverto un'oscurità che sta banchettando con quel luogo, seppur sacro. Il piano di Sofia sarà anche inesistente, ma il suo istinto ci ha portato nel posto giusto.>> Aggiunse Malakim.

Edward si irrigidì appena, scostando con un gesto stizzito una ciocca di capelli fradici dalla fronte. Un lampo dorato parve attraversargli l'iride per un istante, svanendo prima che qualcuno potesse esserne certo. Sofia, nonostante la tempesta, rimase a bocca aperta. <<In che senso... tritoni?>> chiese, spostando lo sguardo tra la calma serafica di Malakim e la figura imponente di Edward. <<In che senso come lui?>>

Edward non rispose subito. Si limitò a stringere la presa sul manico del suo tridente, che emise un basso ronzio vibrante. <<Diciamo solo che ho un rapporto privilegiato con l'umidità Sofia,>> tagliò corto lui con un ghigno enigmatico. <<Ma Malakim ha ragione: meno domande e più fatti. Se non ci muoviamo, l'unica cosa che troveremo nella cattedrale sarà un mucchio di cenere.>>

Surya afferrò la mano di Sofia. <<Ok, ci penso io tu reggiti a me. Ci teletrasportiamo direttamente!>> Ma Edward lo bloccò, afferrandolo per la camicia gialla. << No, aspetta. Non puoi usare il teletrasporto.>> Sofia lo guardò, confusa. <<Perché?>> Edward indicò Malakim con un cenno del capo. <<Per quello che ha appena detto Malakim. Non sappiamo cosa ci sia dall'altra parte. Comparire in un luogo del genere senza sapere cosa ci sia è molto imprudente. Penso io ad aprire un passaggio direttamente dal mare. Controlleremo che sia tutto in ordine prima di arrivare a terra.>> Edward sollevò il suo tridente, il metallo che brillava di una luce dorata. Con un gesto deciso, lo conficcò nel suolo del porto. Una luce accecante si sprigionò dall'arma, e le onde che si infrangevano contro il molo si ritirarono, lasciando una via asciutta tra le acque tumultuose. Era come se il mare si fosse spaccato a metà. Sofia, rimase a bocca aperta, guardando il corridoio d'acqua che si era aperto davanti a loro. <<Per la barba di Mosè!>> esclamò, la sua voce un sussurro di incredulità <<Wow, dovrai insegnarmelo!>>

<<Solo io posso farlo>> Rispose Edward con posa orgogliosa e fiera di quella di un super eroe. 

<<Andiamo, venite dietro di me>> disse Edward, facendo segno ai ragazzi.

Sofia, Malakim e Surya, guidati da Edward e dal suo tridente, che illuminava il loro cammino, si incamminarono in quel passaggio surreale, con i piedi che affondavano in una sabbia bagnata, ma resa salda dalla magia. Il fragore delle onde era un rumore sordo e lontano, mentre si dirigevano verso la montagna misteriosa. Una volta raggiunta la terraferma, il gruppo si ritrovò avvolto da una fitta nebbia. La pioggia non accennava a diminuire, e il vento sferzava l'isola senza tregua. Non si vedeva altro che un po' di terreno intorno, il mare che separava l'isola dal resto del paese era un rumore sordo e indistinto. Era chiaro che l'isola di Mont Saint-Michel era completamente isolata, un rifugio naturale, forse, ma anche una prigione. Camminando, Edward e Malakim si fermarono poi concentrandosi. I loro occhi si chiusero per un attimo, sondando l'energia dell'ambiente.

<<Che ne pensi, Malakim?>> Chiese Edward.

<<Qui non c'è niente. Possiamo andare.>> Rispose Malakim scrutando l'energia.

<<Va bene, andiamo.>> Edward fece cenno a gli altri di seguirlo. 

<<Comunque è molto buio e silenzioso qui... non mi piace.>> Passeggiando tra quelle strade di Mont Saint-Michel, mentre si addentravano nelle strade deserte dell'isola, il rumore dei loro passi era l'unico suono in mezzo al fragore della tempesta. <<Dobbiamo raggiungere la cattedrale,>> esclamò Sofia con un tono deciso, il suo sguardo fisso sull'unica sagoma che emergeva dalla nebbia. <<E appena avrò capito, ce ne andremo subito.>>

<<Nonostante la molta energia negativa che avverto, è strano che non ci sia la presenza di un demone qui.>> Avvisava Malakim con sospetto.

<<L’energia di questo posto è molto particolare è sacra e protetta da una magia alchemica e energetica antica esoterica. Sai….Potrebbe essere che i demoni non possono raggiungerla ma solo circondarla. Per questo avvertiamo comunque la loro energia, ma è praticamente come una gabbia per quelli come lui.>> Rivelava Edward da esperto professore di alchimia e delle energie sacre della terra.

<<Lui chi? Demoni? Di che state parlando?>> Chiese Sofia.

Edward le lanciò un'occhiata enigmatica. <<Beh, se ho ragione, lo capirai presto.>> Poco dopo, raggiunsero la cattedrale. Surya fu il primo a percepire qualcosa. Un'ondata di sensazioni confuse lo travolse: l'odore di sangue, la disperazione, un'energia vitale che si stava spegnendo. Capì che l'entità che stavano cercando era ferita e che non gli rimaneva molto tempo. L'energia negativa, però, era esterna, non interna: la cattedrale fungeva da scudo, ma una prigione senza uscita per la creatura. Ma anche un rifugio. Mentre si avvicinano alla cattedrale di Mont Saint-Michel, arrivando molto rapidamente nonostante la tempesta e la pioggia che li bagnavano, Malakim annuì, confermando <<Edward ha ragione, ora avverto la presenza di entità maligne intorno all'isola, ma stanno aspettando. Attendono che esca per attaccarlo. >> Arrivati davanti alla porta della cattedrale, la loro discussione si fece tesa. <<Potrebbe essere arrivato il momento di dirti qualcosa Sofia. Ma magari dopo... Forse è meglio prima se entriamo. Qualcuno deve restare fuori a badare che non entri nessuno!>> Edward si avvicinò alla porta, che era chiusa a causa del maltempo e per l'isolamento la cattedrale era chiusa al pubblico da mesi. <<Dovrò aprirla con un incantesimo.>> mormorò Edward. <<Fate entrare prima me,>> disse Sofia, il suo tono era fermo.

<<Ma Sofia!>> Disse con tono incerto Surya.

<<Non discutiamo oltre... siamo qui per questo. >> Edward si concentrò per lanciare l'incantesimo, ma Sofia, impulsivamente, allungò una mano sulla porta e toccò la porta che con sua grande sorpresa si aprì da sola al suo tocco.

<<Sì è aperta. >> Disse Edward incredulo.

<<No, no, no, non mi piace. Tu non vai lì dentro.>> Disse Surya preoccupato.

<<In realtà potrebbe avere molto senso, nel caso di Sofia>> disse Malakim, con voce bassa ad Edward per non farsi sentire. Ma era troppo tardi. Sofia, senza esitazione, si infilò dentro e la porta si chiuse immediatamente dietro di lei.

<<Oh no, Si è chiusa!>> Edward provò ad aprirla con un incantesimo ma non si mosse.

<<E adesso cosa facciamo?>> Disse Surya nel panico, agitando i pugni sul portone. <<Sofia>> Malakim con calma, si posizionò al loro fianco.

<<Non temete, c'è solo lui là dentro, e non le farà del male.>> Surya si voltò a guardare il fratello confuso. 

<<Vuoi che restiamo qui ad aspettare, mentre lei è là e magari ha bisogno di aiuto?>>

<<Surya.>> Rispose Malakim. <<La porta si è aperta perché chi è lì dentro ha riconosciuto la sua energia quella di Sofia.>>

Edward annuì, comprendendo. <<Sì, e tu Surya ti stai comportando come un fidanzato nevrotico. capisco che vuoi proteggerla. Ma stai esagerando. e non lo sei. Devi calmarti e ora non possiamo fare altro, resteremo qui ed aspetteremo.>>

<<Non dire assurdità! Ma sì, su questo mi sa che ha ragione Malakim.>> Rispose Surya. Forse solo lei poteva entrare.>> <<Se ci pensiamo un attimo ha un collegamento.>> Aggiunse Malakim.

L'isola di Mont Saint-Michel, già avvolta dalla furia della tempesta, fu scossa da un improvviso e violento terremoto, interrompendo la loro conversazione. La terra sotto i piedi di Edward, Surya e Malakim tremò con una forza innaturale, facendoli barcollare. Contemporaneamente, un immenso fascio di luce bluastra squarciò il cielo tempestoso e avvolse la cattedrale, come un fulmine.

<<Che diamine sta succedendo?>>  urlò, cercando di resistere alla scossa. Edward si spostò per vedere meglio, i suoi occhi spalancati per lo shock. La sua mente, abituata a calcolare ogni possibilità, era nel caos. <<Non so cosa sia ma potrebbe essere opera del collegamento tra Sofia e l'angelo.>>

<<Sbrigati Sofia! Avverto il suo lamento!>> pensò tra sé Malakim, sentendo un'eco di dolore e disperazione.

<<Forse era un fulmine che ha centrato la cattedrale?>> disse Surya avvolto dalla tempesta e cercando di tenersi in piedi durante il terremoto. La sua voce, di solito così calma, era pervasa da un'insolita incertezza.

<<No, non è niente di normale, quello non era un fulmine. Dobbiamo sbrigarci io non resisterò a lungo con le mie gambe, sotto questa pioggia, me le sento già cadere, per dare svago alla mia coda.>> lamentò Edward.

Poi il fascio di luce blu si affievolì lentamente, fino a scomparire, lasciando dietro di sé un silenzio innaturale rotto solo dal fragore lontano della tempesta.

Nel frattempo all'interno della cattedrale, Sofia era avvolta da un'oscurità totale. La pesante porta si era chiusa con un tonfo, tagliando fuori ogni rumore dall'esterno. Stretta tra il freddo e l'umidità, si guardò i pantaloni e vide che erano zuppi di pioggia. << Mi verrà un bel raffreddore,>> pensò. il suo spirito pratico che cercava di farsi strada in una situazione surreale. Con un gesto della mano, sollevò la bacchetta di legno. E Una luce bellissima e solare, scaturì dalla sua punta, come un piccolo sole che squarciava le tenebre. Era una luce calda e confortante, che la rassicurò. La cattedrale sembrava a posto, ma con un'aria di abbandono che gravava su di essa. Nessuno sembrava metterci piede da mesi. Camminò piano lungo la navata, la luce della bacchetta che le faceva strada. Le sue speranze crollarono quando, arrivata all'altare, non vide nulla. La stanchezza la travolse, e si sedette su una delle scale in granito, il cuore pesante. <<Che stanchezza.>> Sussurrò nel silenzio. <<Qui sembra tutto normale.>> Ma in quel momento, un rumore lieve e incerto ruppe il silenzio: un fruscio, come un battito d'ali leggero, che non era né di piccione né di uccello. Era diverso.

<<Che cos'è?>>  sussurrò. Si guardò intorno, ma l'oscurità era troppo fitta. La luce della sua bacchetta illuminò l'altare, dove c'erano due stanze laterali. In quella a destra, sotto un crocifisso, c'erano delle candele accese e il quadro di San Michele. 

<<Se non c'è stato più nessuno qui chi ha avrà acceso quelle candele? Ma forse il prete.>>

In un angolo buio, rannicchiata in una sagoma scura, c'era un'ombra con delle ali. Sofia si avvicinò, cauta, il cuore che le batteva all'impazzata. L'ombra sembrava agitarsi, come se stesse frugando tra le cose in cerca di qualcosa. Poi, si voltò e si mosse verso di lei, e Sofia, presa dal panico, fece un balzo indietro, calpestando qualcosa, cadendo a terra e facendo rumore. L'ombra si accasciò a terra, un gemito di paura che le uscì dalle labbra. 

<<Ti prego>> implorò lui. Cercò di strisciare indietro, ma la schiena sbatté contro il freddo marmo dell'altare. Sofia vide che era un giovane e bell'uomo. Una delle sue enormi ali bianche ebbe un sussulto involontario, sollevando un velo di polvere. <<Non farmi del male, >> Disse lui.

Sofia rimase immobile. Lentamente, con gesti misurati come se stesse approcciando un animale ferito, vedendo che non aveva vestiti, ma solo una sottile tunica bianca bagnata si sfilò il cappotto inzuppato. <<Sta’ tranquillo,>> disse, facendo un passo avanti. <<Non voglio farti del male.>>

Si avvicinò ancora, sollevando la bacchetta. La luce che scaturiva dalla punta della sua bacchetta illuminò finalmente la figura. Sofia trattenne il respiro: e finalmente vedeva che davanti a lei c'era rannicchiato contro il muro, un uomo bellissimo. Aveva gli occhi di un azzurro accecante, quasi innaturale, incorniciati da ciocche bionde appiccicate al viso sporco di polvere e sangue. Il suo corpo, seminudo e tremante, era una mappa di lividi e graffi profondi. Vedendo le sue ferite, Sofia si inginocchiò accanto a lui, ignorando la fitta di dolore alla caviglia, e gli posò il cappotto sulle spalle.

<< Ehi. guardami,>> disse con un filo di voce, cercando di incrociare il suo sguardo terrorizzato.

<<Non sono uno di loro. Mi chiamo Sofia.>> Allungò una mano, esitando a un centimetro dalla sua spalla. <<Sono qui per portarti via. Sei tu, quella voce, vero? Ti riconosco.>>

Sollevando lo sguardo, con i suoi occhi azzurri vitrei Il gesto compassionevole di Sofia sembrava tranquillizzarlo. Poi con un gemito, lui sussultò, si ritirò nell'angolo, e con le mani tremanti si girò di scatto dalla parte opposta, premendo la schiena contro il freddo muro di pietra, sentendosi intrappolato di fronte alle figure silenziose dipinte sui quadri. La luce della bacchetta di Sofia si posò su di lui, rivelando un'immagine che le fece mozzare il fiato. Dalla schiena dell'uomo, spuntavano delle enormi ali bianche. Erano magnifiche, immacolate, ma ricoperte di graffi e macchie.

<<La creatura alata>> Pensò Sofia.

Le sue ali si estendevano dalla base del collo e gli scendevano lungo la schiena, avvolgendolo come un mantello fino quasi a toccare i piedi. I suoi capelli, di un biondo dorato, gli arrivavano appena sopra le spalle. Lo sguardo di Sofia si posò sulle ali, poi sulle ferite che lo deturpavano, e un'ondata di pietà e tristezza la travolse. La sua voce era ferma, ma colma di dolcezza. Sofia ormai riconosceva quella voce era lui, finalmente lo aveva trovato.

<<Non aver paura.>> Disse <<sei stato tu a chiamarmi. Qual'è il tuo nome?>>

<<Michele>> Disse con voce bassa tremolante.

<<Quel Michele? L'arcangelo, quello a cui hanno dedicato questa cattedrale? >>

<<Sì!>>

<<Ti ho sognato a lungo, mi hai chiesto tu di aiutarti>> disse Sofia.

Michele aveva percepito la compassione nella voce di Sofia, che nonostante tutto aveva offerto a lui il suo cappotto. Sentiva che la sua energia era buona, non era come quella dei demoni che lo avevano perseguitato per tutti questi anni, era diversa. Nonostante il panico, i suoi occhi azzurri notarono ogni dettaglio. La ragazza tremava come una foglia. I suoi capelli erano zuppi, e l’acqua scivolava dalla giacca che stringeva tra le mani. Il suo viso era pallido per il freddo, ma i suoi occhi, pieni di una sincerità che non incontrava da secoli. Poi notò il modo in cui lei si teneva. I suoi piedi si spostavano a fatica. Osservò la sua caviglia, e vide che era gonfia. Sofia si era ferita inciampando. Una ragazza debole, tremante, che aveva corso sotto la pioggia per trovarlo e gli stava offrendo una giacca per coprirsi, nonostante fosse lei stessa bagnata fino alle ossa. Nel profondo del suo essere, Michele avvertì qualcosa di strano, qualcosa che non era né energia, né magia. Era un legame, un'eco antico, che gli risuonava familiare nel petto. Sentiva la sua vita fondersi con quella di lei, e un senso di speranza gli avvolse il cuore. Sofia ora che sapeva che lui era la stessa voce che la chiamava e l'aveva tormentata per mesi poteva finalmente comprendere il problema e magari dormire meglio nei prossimi giorni.

<<Devi venire via con me, non puoi stare qui>> disse, avvicinandosi a Michele. Le sue mani tremavano, ma non per il freddo, bensì per l'emozione. 

<<Ti porterò io in salvo. Non preoccuparti, ti aiuterò.>> Notando che Michele stava esitando per la paura.

<<È terribile.Chi ti ha fatto questo? Cosa ti è successo? >>

Michele esitò, i suoi occhi azzurri fissi su di lei. L'ombra della paura che lo aveva spinto a nascondersi, ora si era trasformata in un'espressione di profonda esitazione. Le sue ali, magnifiche e imponenti, si abbassarono lentamente, quasi come un gesto di resa.

<<Tu non dovresti stare qui, non è vero? Cioè è strano dovresti essere.>>

Comunque ripeto, mi hai chiamato tu per salvarti perciò dovrai venire con me.

<<Io ti ho chiamato?>> chiese, la sua voce era un sussurro incerto

<<Sì, chiedevi il mio aiuto.>> Rispose Sofia tremendo dal freddo. 

<<Che strano.>> Mormorò Michele.

<<Mi dici cosa ti è successo?>>

Michele era molto debole e riusciva a stare sveglio a mala pena. Vedendolo così debole, Sofia si sedette accanto a lui, decisa a non lasciarlo andare finché non avesse avuto tutte le risposte. 

<<Senti, disse, e perché sei venuto proprio qui?>> Chiese Sofia.

<<Qua sono al sicuro dalle forze del male. E poi porta il mio nome. Vorrei solo tornare a casa mia. Ma non ci riesco>>

<<Casa tua? Sì, perchè tu non sei di questo mondo,>> affermò, notando il modo in cui i suoi occhi sembravano guardare oltre le pareti della cattedrale.

<<La mia richiesta d'aiuto era per qualcun altro. Non so perché mi hai risposto tu!>>

<<Non fa niente. Ti salverò lo stesso, non puoi stare qui da solo in queste condizioni, se riapriranno la cattedrale tu che farai e dove ti nasconderai?.>> Chiese Sofia.

Il volto di Michele si contorse in una smorfia di dolore e disperazione. <<A questo, non ci avevo pensato. Ma non puoi,>> disse, la sua voce era un lamento.

Sarai in pericolo anche tu. Mi hanno fatto fatto un incantesimo e mi hanno strappato dal mio regno, mi hanno reso umano, mortale. Non ho più i miei poteri e sono bloccato qui. Hanno bloccato l'accesso a casa mia, alla mia dimensione angelica. Mi hanno imprigionato in questo mondo. Sono su questa terra e ho perso parte della mia memoria. Mi hanno rapito e tenuto in una gabbia anti-angelo. Mi hanno torturato per avere informazioni su di me e sui miei fratelli, oltre a me volevano anche loro. Ma io non volevo mettere in pericolo tutti e non ho parlato>>

Poi il suo sguardo si accese, un barlume di speranza.  

<<Ma poi... una luce mi ha portato via da quella gabbia. Non poteva essere uno dei miei fratelli, visto che la barriera anti-angelo li avrebbe cacciati con una scarica. Sono apparso su questa isola e dei demoni mi hanno trovato e inseguito. Io sono entrato in questa cattedrale e mi hanno ferito di nuovo, ma sono volato via fino qui più in fretta che potevo con le poche forze che mi rimanevano. E per fortuna, in questa cattedrale non possono entrare i demoni.>>

<<Ma è terribile quello che ti hanno fatto! Mmm... Deve essere stato l'incantesimo che ho fatto ieri, per cercarti>> mormorò, il suo cuore che batteva all'impazzata.

<<Sei stata tu a portarmi via da lì?>> Disse incredulo Michele.

<<Sì io credo di sì, pur non sapendo chi tu fossi veramente... Ma tu sei uno scaccia demoni, sei quello che li esorcizza, o almeno così dicono qui.>>

<<Sì, rappresento questo nella vostra epoca>> la sua voce si affievolì, ma ho perduto i miei poteri e la mia spada sulla terra, quando sono caduto. Ed è quella che mi dà gran parte del potere di solito.

<<Senza la spada non hai alcun potere?>>

<<Gran parte del mio potere lo crea lei. Ma così adesso sono come un semplice umano come voi. >>

Improvvisamente, Michele perse i sensi, crollando tra le braccia di Sofia. Lei lo sostenne con tutta la sua forza, la sua caviglia ferita che protestava in un dolore acuto. Dopo un momento, si risvegliò, sdraiato a terra e ancora debole, ma un sorriso si aprì sul suo volto. Amo il tuo calore che emani, disse, con un sospiro di sollievo che gli uscì dalle labbra.

<<Calore? Anche se sono zuppa dalla pioggia?>>

<< Sì, non so perché, ma mi fa stare meglio.>>

<<Stai molto male hai la febbre. Sono le ferite. Devo subito portarti a casa mia e curarti. Non posso di certo portarti in ospedale, ti aiuterò, ma tu devi fidarti di me e di noi. Quindi stai tranquillo, adesso trovo una soluzione. Anche perché gli altri sono fuori e ci aiuteranno sicuramente.

Sofia tentò di farlo alzare, la sua caviglia dolorante, ma la sua determinazione era più forte. Lo avvolse sulle sue spalle per trascinarlo fuori. <<Per fortuna che non sei molto pesante da portare.>>

<<Ho chiuso la porta prima.>> Disse Michele con voce fioca e lamentando il dolore delle sue ferite.

<<Sei stato tu?>>

<<Ho dovuto, mi stavano inseguendo.>> rispose Michele.

Si avvicinarono all'uscita, e Michele, con un ultimo sforzo, aprì la porta. Fuori, Edward, Malakim e Surya li stavano aspettando. Vedendo la scena, Edward fece sparire il suo tridente e corse ad aiutare.

<<Sofi!>> urlò. E insieme a Malakim e Surya la aiutò a trasportare Michele, che era ormai esanime e debole.

Sofia crollò a terra, la sua caviglia le faceva un male terribile.

<<Sofia, la tua caviglia! >> esclamò Surya notando la ferita.>>

<< Non è niente, sto bene, sono solo inciampata al buio. Pensate a lui che è ridotto piuttosto male.>>

<<È Michele. Edward, dobbiamo subito avvisare Shauri.>> Disse Malakim cercando di dare una mano a tenerlo.

<<Si prima portiamolo via da qui, prima che arrivino i demoni >> Disse Edward guardandosi intorno.

<<Portiamolo a casa mia!>> Esclamò Sofia.

<<No sei pazza! Calmiamoci tutti. Ora saremo un bersaglio facile per i demoni, portiamo questo angelo alla scuola di magia. Dove sarà al sicuro. La scuola e protetta dalla mia barriera di magia creata da me, contro le forze del male e i demoni. E andiamo via il più velocemente possibile prima che arrivino.>> La sua voce era ferma, carica di un'autorità che non ammetteva repliche. <<Questa non è la sua dimensione e non dovrebbe trovarsi sulla terra, dove è più debole.>> Si chinò su Michele, sussurrandogli qualcosa all'orecchio. <<Ti stavamo aspettando. Sapevo che eri ancora vivo. Adesso sei al sicuro.>>

Michele sollevò debolmente la testa, guardando Edward. 

<<Tu sei il figlio della terra, >> mormorò, un sorriso colmo di gratitudine che gli affiorò sulle labbra. <<Grazie.>>

Con le poche forze che aveva, Michele si aggrappò a Sofia e agli altri. La loro missione era ora chiara: portarlo in salvo alla scuola di magia usando il teletrasporto di Surya ed Edward che sarebbe stato più veloce.. 

<<Ok, avvicinatevi tutti a me, ordinò, concentrandosi per il teletrasporto. Faremo in fretta e senza oltrepassare il mare. L'incantesimo di ieri ha funzionato.>> Disse Surya.

Sofia annuì, le parole di Michele che le risuonavano nella mente. 

<<Alla scuola sarai al sicuro, è una bellissima idea,>> disse, rivolto ad Edward. 

In un lampo di luce, tutti quanti scomparvero davanti la cattedrale e si materializzarono nella sala centrale della scuola di magia. Appena i piedi toccarono il pavimento asciutto, Sofia fu colpita da un brivido violento. Senza il suo cappotto, rimasto sulle spalle di Michele, i vestiti zuppi le aderivano alla pelle come una coltre di ghiaccio. Cominciò a tremare in modo incontrollabile, i denti che battevano mentre l'aria calda della stanza sembrava quasi bruciarle la pelle fredda. Sofia si liberò dalla presa del gruppo. Surya ed Edward appoggiano Michele al muro. Appena Sofia smise di muoversi, il gelo la investì in pieno. Cominciò a tremare così forte che le sue mani sembravano avere vita propria. Michele, nonostante la debolezza, se ne accorse. Sollevò una mano tremante verso di lei, sfiorando il tessuto bagnato della manica di Sofia con la punta delle dita.

<<Per favore date qualcosa a Sofia che è tutta infreddolita, potrebbe ammalarsi.>> Riproverò i ragazzi.

Michele la osservò con un’espressione tormentata.

<<Stai così per causa mia,>> mormorò Michele con una voce che sembrava venire da un tempo lontano.

Sofia cercò di stringersi nelle braccia, cercando di non far battere i denti. <<Non preoccuparti per me. Ora andrò a casa e mi farò un bel bagno caldo, pensando a questa assurda giornata.>>

Sofia sollevò lo sguardo, vedendo i segni dei lividi e delle torture che ancora segnavano il volto del ragazzo. Scosse la testa, forzando un sorriso tra i denti che battevano. 

<<È solo un po’ di freddo, Michele,>>  sussurrò lei, stringendosi nelle braccia. <A confronto con quello che hai passato tu... con gli anni di buio e dolore nelle mani dei demoni... questo non è niente. È solo acqua e vento. Posso sopportarlo.>>

Michele rimase in silenzio per un lungo istante, i suoi occhi azzurri si fecero lucidi. Quella ragazza, un piccolo essere umano così fragile e mortale, stava minimizzando il proprio dolore fisico per lui.

Le sue gambe tremarono come se non sapessero come reggere il peso della gravità terrestre, e dovette artigliare la pietra del muro, appoggiandosi alle mura delle scuola per tenersi in piedi, per non scivolare di nuovo a terra. Lui annuì lentamente, lo sguardo fisso sui propri piedi.

<<Riesci a camminare Michele?>> Chiese Sofia.

<<Sì... devo solo abituarmi. Non ho mai avuto bisogno di farlo prima d'ora.>> Rispose.

<<Puoi volare?>> Chiese Sofia.

<<Sì, solo che in questa dimensione faccio più fatica.  Al momento, sono troppo debole, anche le mie ali sono ferite, ma mi riprenderò in fretta, vedrai!>> Rispose Michele.

<<Va bene, non importa,>> disse Sofia, guardandosi intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno. <<Ormai siamo qui.>>

<<Puoi farle scomparire? chiese Edward rivolto alle ali di Michele. <<Non vorrei dare nell'occhio qui a scuola.>>

<<Sì, certo,>> Rispose Michele. Facendo un piccolo gesto le sue ali svanirono, lasciando solo le ferite a testimoniare la loro esistenza.

<<Qui sarai al sicuro.>> Gli assicurò, con una genuina preoccupazione nello sguardo.
Michele Guardò Surya, un'ombra di malinconia negli occhi, prima di sorridere. 
<<Grazie, figlio del sole.>> Poi, si guardò intorno nella grande sala. <<È bello rivedervi. >> disse, rivolto a entrambi i fratelli.
Sofia si sentì confusa. 
<<Cosa? Ma cos'è questa storia del figlio del sole e della terra? >> Chiese. 
<<A volte, Shauri manda in soccorso delle persone speciali, con un'anima speciale, per mantenere l'equilibrio e portare conoscenza e insegnamento in questo mondo. Loro sono alcuni di questi.>>
<<Sì, ammise.>> con un sospiro, Edward <<e non dovevano saperlo, visto che siamo qui in incognito>>

Michele si chinò verso l'orecchio di Sofia, il respiro corto che le sfiorava i capelli bagnati. I suoi occhi azzurri brillarono di una luce febbrile. <<Nemmeno loro sono di questa dimensione,>> le bisbigliò. Mentre Michele con un cenno stanco del capo indicava i due fratelli che discutevano in fondo alla sala.


sabato 25 aprile 2026

Malakim il fratello veggente di Surya - Capitolo 4

Il mattino seguente l'aria era fresca e frizzante, il sole filtrava a fatica tra le nuvole grigie mentre continuava a piovere. Con l’ombrello e libri in mano, Sofia era immersa nei suoi pensieri, era il giorno degli esami. E mentre pensava mentalmente a gli eventi della sera precedente: il libro caduto, il cristallo che puntava la cattedrale, e la figura di luce che le tormentava i sogni. Persa in questa spirale di pensieri, senza risposta. Quando ad un certo punto Sofia andò a sbattere goffamente contro qualcuno che camminava tranquillo per strada. La pila di libri di Sofia che teneva stretta in un braccio, cadde rovinosamente dalle sue mani, per terra, su un pavimento bagnato e spargendosi con un tonfo, e poi cadde anche lei per terra. Mortificata e con il viso in imbarazzato, alzò lo sguardo per scusarsi. La sua voce si bloccò in gola. In piedi con la compostezza di una statua, c'era il professore Malakim lui che sembrava uscito da una leggenda. I suoi capelli, di un nero profondo, incorniciavano un viso aristocratico, ma erano i suoi occhi a colpirla: di un blu elettrico, così intensi da sembrare quasi innaturali. Erano carichi di un'espressione che non era di rabbia o di sorpresa, ma di una calma e una profonda conoscenza. Malakim era il fratello maggiore del professore Surya.


Gli occhi di Malakim blu elettrico erano occhi che non si limitavano a guardare, ma che percepivano e decifravano i segreti nascosti dietro ogni cosa, carichi del peso e della conoscenza di un mago veggente.
Indossava abiti che sembravano appartenere a un'altra era, con tessuti scuri e ricamati con intricati motivi blu cobalto, che richiamavano il colore delle sue iridi. Intorno al collo, portava una serie di talismani d’argento, con incastonature di pietre blu che brillavano di una luce propria, come fossero alimentate dalla sua stessa magia. La sua espressione, sempre seria e imperturbabile, tradiva una saggezza che andava ben oltre la sua età, quasi fosse un'antica entità legata al tempo e allo spazio. La sua presenza era calma solenne e al tempo stesso, intimamente legata alla magia.
Malakim la osservava silenzioso non si mosse, ma i suoi occhi non la lasciarono neanche per un secondo.  
Malakim è un uomo di poche parole, intriso di mistero, ma quando ha qualcosa da dire, lo fa senza timore. Ha il potere di prevedere il futuro e il passato, che secondo la sua filosofia sono uniti nell’unico istante del qui ed ora, perché come insegna a scuola, il tempo è un concetto illusorio. Con un’espressione sempre assorta osservava il mondo in modo differente. La sua materia di insegnamento a scuola è proprio lo studio dei doni come la chiaroveggenza.
Malakim si mosse per la prima volta, la sua mano si protese per aiutarla. Le sue dita sfiorarono quelle di Sofia, e in quel brevissimo contatto, il mondo intorno a lui si dissolse.
Una visione lo travolse con la forza di un'onda. Non era un'immagine confusa, ma una realtà vivida e potente. Vide Sofia, ma accanto a lei non c'era il viale alberato, bensì la figura eterea di un uomo di luce, i cui contorni tremolanti brillavano di luce pura. Aveva delle ali erano immense e maestose, e una luce accecante emanava dal suo cuore. Malakim avvertì un'energia antica, così forte da fargli mancare il respiro. L'immagine svanì in un lampo, lasciandolo scosso. Ritirò la mano di scatto, quasi scottato. Il suo volto, di solito impenetrabile, tradì per un attimo un profondo turbamento.

<< Mi scusi professore, che sbadata ero distratta, chiedo scusa. Che disastro con questa pioggia>> Disse Sofia raccogliendo gli ultimi libri da terra in evidente imbarazzo.

<< Aspetta lascia che ti aiuti, >> Disse Malakim inchinandosi a raccogliere gli oggetti per terra. <<Non è necessario> <<Non ti preoccupare.>> insisteva Malakim gentile e premuroso, ma assai severo con lo sguardo. <<Devo fare più attenzione quando cammino. >> Disse Sofia appena raccolto tutti i libri. Malakim con tono pacato.  
La sua voce, di solito calma, era ora un po' più profonda, come se avesse appena affrontato un'esperienza spossante. 
<< In realtà ero distratto anch'io. Ma sí è bene stare più attenti per strada, signorina Sofia.
Sai Sofia, ho visto qualcosa di insolito quando ho sfiorato la tua mano prima. >>
<< Professore lei può aiutarmi? SÌ penso che a questo punto il parere di un veggente mi potrebbe essere utile. Ha impegni dopo le lezioni? Vorrei chiederle aiuto per una cosa.>>
Malakim sapeva da parte del fratello cosa stava succedendo a Sofia ultimamente.
<< Mio fratello Surya mi ha detto che hai qualche problema ultimamente. In effetti poco fa ho visto una strana creatura alata che stava al tuo fianco e anche se non sono sicuro di cosa si tratti, perché è stato solo un flash sul momento, so che è un'entità buona, perciò non esserne spaventata.>> Disse con voce calma accennando un sorriso di rassicurazione. 
<< Una creatura alata?>> Chiese Sofia.
<<Sì è qualcosa che è nel tuo destino, da quando sei nata a cui dovrai farci i conti prima o dopo.>>

Sofia si chiese se ciò che diceva Malakim abbia a che fare con quella voce che stava sognando da mesi. E poi ripensava al cristallo della sera prima e alla pagina dell'angelo Michele del libro; effettivamente è una creatura alata. Prima di andare via, Sofia chiese a Malakim: 
<< Professore Malakim, ho bisogno che lei mi aiuti. Faccio degli strani sogni e forse lei può darmi una risposta. Mi può aiutare? >> Domandò Sofia.
<< Di quali sogni parli? Spiegati meglio>>
<< Sono mesi che faccio lo stesso sogno tutte le notti. Voglio sapere di cosa si tratta. Forse lei mi può aiutare con le sue doti di veggente. Ma ora è quasi ora degli esami e sto facendo tardi>> 
Malakim non aveva ben chiaro di cosa trattasse il sogno. Avrebbe dovuto approfondire meglio in sedi opportune. Si chiese tra se..<<Sarà l'angelo?In questo caso devo prima chiedere ad Edward se posso aiutarla. Maledizione! Se Shauri fosse qui saprebbe di sicuro cosa fare>>
Era preoccupato e provava pena e compassione per lei e per il destino che l'attendeva. 
Decise così di aiutarla! 
<< Mmmh....vediamo.. Vieni da me dopo nell'intervallo e ne parleremo un po'. Vieni nel mio ufficio, ok? Ti aspetto lì, ora vai in classe. >>
Sofia era sorpresa e sorridente, convinta che lui l'avrebbe aiutata e finalmente avrebbe potuto scoprire di chi si trattava la persona del sogno. 
<< Va bene, la ringrazio. Ci vediamo dopo. >> 
<< A dopo, Sofia.>>
Si salutarono e Sofia andò dritta verso la classe per gli esami. 
Malakim poco dopo si incontra a scuola con Edward e Surya, e nella sala professori stavano discutendo del'incontro con Sofia. Malakim riferisce tutto quanto, chiedendo un parere ad Edward e a suo fratello Surya.  << Questo è tutto!>>
<<È sicuramente l'angelo.>> Rispose Edward.
<< Edward, dobbiamo dirglielo! >> Disse Surya.
<< Forse! Malakim, vediamo cosa scoprirai oggi con Sofia nel tuo ufficio. Tu dovresti sapere di chi si tratta e possiamo essere più sicuri che non sia un demone ad attirarla. >>
<< Edward, forse dovresti contattare anche Shauri e riferirgli tutto quello che scoprirà Malakim. Come credi si incontreranno? Sono un po' ansioso. Se è tenuto prigioniero dai demoni, chi c'è dietro a tutto questo? >> Chiese Surya.
<< Non lo so ancora. Ma deve essere Shauri a dirgli la verità, non noi. Quando avremo la conferma proverò a contattarlo.Tu vai, Malakim!>> Disse Edward. 
<< Va bene, vi farò sapere più tardi.>> Rispose Malakim.
Dopo gli esami, Malakim e Sofia si ritrovano in ufficio, e anche Nicolas e Annie entrano. 
L'ufficio di Malakim era un santuario di sapere e mistero. Le pareti erano rivestite da scaffali che arrivavano fino al soffitto, colmi di libri antichi e volumi rilegati in cuoio scuro. Un debole odore di incenso e di pergamena aleggiava nell'aria, e l'unica luce proveniva da una lampada che proiettava ombre lunghe e danzanti. Malakim era seduto dietro una grande scrivania di legno, lo sguardo perso su un libro che parlava di angeli, che stava consultando mentre attendeva il loro arrivo. 
Sofia, Nicolas e Annie entrarono con cautela. Sofia alzando lievemente la voce << Professore Malakim sono qui>> Tutti si avvicinarono alla scrivania. 
<<Professor Malakim.>> chiese David cercando con lo sguardo Surya. <<Non c'è il professor Surya?>> Disse Annie.
<<Ah! ci siete anche voi? Nicolas, ricordati che hai il corso privato con me, oggi pomeriggio. >>
<< certo, non me lo sono dimenticato. >> Disse Nicolas Sorridente.
<<Comunque mio fratello, Surya non è qui al momento >> Malakim, consapevole delle ammiratrici di suo fratello.
<<Vedo che ci sono anche la Signorina Annie e il Signor David>>
<<Pensavo che ci avrebbe raggiunti anche lui>> Disse Annie con tono deluso. 
<<No, credo abbia altro da fare oggi.Ti dispiace?>> <<Beh, un po' sì, ci ha aiutato molto ieri sera. Comunque, ci ha detto Sofia che hai visto qualcosa sul suo sogno. Sa dirci di più?>>

Malakim annuì, il suo sguardo si fece serio <<Devo indagare. Ho bisogno di una conferma. Adesso gli faccio le carte e vediamo cosa mi dicono, e poi una lettura della mano.>>
Malakim prese un mazzo di carte antiche, i bordi erano consumati dal tempo, e le dispose in un intricato schema sulla scrivania. Mentre si concentrava, l'aria nella stanza sembrò farsi più densa. Poi disse con voce tranquilla 
<<Vedo qualcuno molto importante, in pericolo. Ma non è nessuno vicino a te, non è una persona che fa parte di questo mondo. Vedo che è molto debole e ha bisogno d'aiuto. È una creatura alata. >> La sua voce era bassa e profonda, quasi come un canto. <<Può chiedere solo a te, perché sei in collegamento con questa entità. Qualcuno lo tiene prigioniero, qualche entità malvagia suppongo. >> Le sue parole colpirono Sofia come un pugno nello stomaco.
<<Sa dirmi chi è? Perché lo tengono prigioniero?>>

Malakim non rispose subito. Si fermò a osservare le carte, poi sollevò la mano di Sofia e studiò attentamente le linee del suo palmo. <<Qui vedo un collegamento con te. Lui è ferito>> continuò con un tono grave. <<Ci sono dei demoni che vogliono ucciderlo. Lo stanno torturando per ottenere informazioni che potrebbero distruggere questo mondo. Ma sembra che sia lì da molto tempo e stia aspettando che qualcuno risponda alla sua chiamata. Questa entità si trova sulla terra prigioniero e ha scelto te. >>
<< Sofia, è terribile. Dobbiamo portarlo via di lì!>> Disse Annie, presa dallo spavento delle sue parole. 
<<La sua vita è essenziale per l'umanità. Se lo uccidono, potrebbero accadere cose terribili.>> Aggiunse Malakim.
<<Ma perché proprio io?>> La sua voce si spezzò.
<<È il tuo destino, ciò per cui sei nata.>>
Malakim lasciò la sua mano con un lampo di compassione nei suoi occhi. <<Non sei una ragazza qualunque, e un giorno lo capirai. Tu hai una dote particolare, non sei di questo mondo e nemmeno di questa epoca, sei un po' come questa entità. Tu Sofia, hai un dono che ti permette di comunicare con lui, ma presto avrai tutto più chiaro. Ma non sei sola, hai tante persone intorno che vogliono aiutarti. Ricorda! Creatura alata. L'hai già vista ieri sera.>> Sofia capì finalmente. <<Grazie, professore Malakim, ora so, cosa devo fare >> Disse. finalmente aveva compreso il da farsi. 
<<Non puoi dirci il suo nome?>> chiese Annie incuriosita.
<<Sofia sa bene di chi si tratta, come ho detto lo ha visto ieri, in quel libro che ha raccolto>> Rispose Malakim.
<<Sì è così, ma sembrava così assurdo al primo sguardo. >> Aggiunse Sofia, pensando alla sera prima.
<<L'incantesimo che avete fatto ha avuto effetto, e grazie a quello è ora riuscito a fuggire dalla prigione. Ma lo stanno cercando i demoni e non può durare a lungo. Ora devi essere tu a trovarlo, perchè solo tu puoi comunicare con lui. È debole e sta morendo, e se muore, saremo tutti in pericolo e gli equilibri cadranno. Ci saranno sempre più guerre e malvagità >> Disse Malakim con voce urgente.
Qualcuno bussò al vetro della porta dell'ufficio di Malakim interrompendo la loro conversazione. Una figura alta, con i capelli corvini e un sorriso luminoso, faceva segno a Malakim. <<Malakim, sei qui?>>
chiese la ragazza. <<Dai, andiamo, che ricomincia la lezione ed è la tua ora nella terza classe.>>
<< Sì, arrivo.>> Rispose Malakim.
<< Non so come sdebitarmi. >> Disse Sofia.
<< Non serve, è il mio compito. Se avrai bisogno di aiuto, conta su di me, Surya e anche Edward. Non esitare, come hai già fatto. Non devi temere il tuo futuro. Comunque, devi trovarlo al più presto. Ah, e non andare da sola.>>
<<Andare dove?>> Chiese Annie che ancora non aveva capito. 
E con questo, Malakim raggiunse la sua amica e si allontanò, lasciando i ragazzi in un silenzio assordante, con una missione che li avrebbe cambiati per sempre.

sabato 18 aprile 2026

IL LIBRO DEGLI ANGELI CAPITOLO 3


La pioggia era diventata una presenza insopportabile, un tormento incessante che si trascinava da settimane. Non era la pioggia che rinfresca l'aria dopo un pomeriggio afoso, ma una caduta d'acqua grigia, monotona e spessa, che picchiava contro i tetti e le finestre con una forza che non accennava a diminuire. Il mondo esterno sembrava essersi sbiadito, i colori smorzati sotto un cielo plumbeo. Ogni angolo della città era un riflesso distorto e tremolante del grigiore, e le strade erano ormai fiumi di acqua, con pozzanghere che si allargavano in piccoli laghi urbani, riflettendo le sagome cupe degli alberi e dei lampioni. L'aria era satura dell'odore della terra bagnata e dell'asfalto, e il rumore costante dell'acqua che si abbatteva ovunque creava un'opprimente colonna sonora. 

Le grondaie non riuscivano a contenere il flusso, e l'acqua scorreva a cascata, creando torrenti improvvisati lungo i marciapiedi. Sembrava che la natura stessa stesse piangendo, un lamento senza fine che rifletteva la malinconia e la preoccupazione che stava crescendo nei cuori di Sofia e dei suoi amici.

I ragazzi decisero di lasciare la scuola. Fuori, la pioggia cadeva incessante, e il giorno stava lentamente cedendo il passo al tramonto. Il cielo si faceva sempre più scuro, le nuvole, cariche di un'oscurità minacciosa, non davano segni di placarsi. Aprirono gli ombrelli, e David, Sofia e Nicolas si incamminarono verso casa di Sofia, il rumore dei loro passi echeggiò sulle pozzanghere. Mentre camminavano, David alzò lo sguardo verso quel cielo inquietante. Surya e Annie invece erano andati per conto loro verso la pasticceria, dopo aver concordato che si sarebbero visti più tardi a casa di Sofia.

I tre amici continuarono a camminare, riparandosi sotto l'ombrello Il rumore della pioggia battente e lo scroscio dei loro passi sulle pozzanghere erano l'unica colonna sonora in quel pomeriggio sempre più buio. David si strinse nella sua giacca, il suo sguardo ancora fisso sul cielo inquietante. 

<< Ragazzi, non è normale, >> sussurrò David, la voce quasi inghiottita dallo scroscio. << Questo cielo... ha un peso. Mi sento come se qualcosa di immenso stesse per schiacciarci. >>

Nicolas si avvicinò, il braccio che sfiorava quello di Sofia in un gesto protettivo istintivo. Scrutò l'orizzonte dove i confini tra palazzi e nuvole svanivano.  << I miei antenati dicevano che quando il cielo piange così, è perché il mondo degli spiriti è in fiamme. C'è un'energia distorta, un battito irregolare nell'aria. >>

Sofia sentì un brivido che le risalì la colonna vertebrale, un ago di ghiaccio nel sangue. << Sì, il cielo è così buio, sembra quasi minaccioso. Non so, ragazzi, ma forse è un segno?  Lo sento. È come se la città stesse urlando insieme a quella voce. E chissà se c'è un collegamento>> 

Un tuono improvviso fece tremare il suolo, seguito da un lampo violetto che per un istante rivelò le loro sagome riflesse nelle pozzanghere.

Poco più in là, sotto un altro ombrello, Surya sussultò quando il telefono gli vibrò in tasca. Vide il nome di Edward e si scostò bruscamente da Annie, creando una distanza improvvisa. 

<< Scusami un secondo>> disse, la voce tesa.

<< Fai pure>>  rispose Annie, fermandosi. Ma i suoi occhi si strinsero, attenti. Troppo attenti.

Surya si allontanò di qualche passo, riparandosi con l’ombrello.

<< Edward, non è un buon momento…>>

La voce all’altro capo era quasi un grido. << Surya, devi aiutarmi! Sono tornato a casa e… è tutto allagato!>>

Surya sbuffò, abbassando ancora di più il tono.

<< E allora? Sei una creatura del mare, no? Cavatela da solo. Io devo seguire Sofia hanno in mente di scoprire chi è la creatura del sogno >> 

<< Non è divertente, maledizione! Sai benissimo cosa mi succede quando entro in contatto con l'acqua. E poi… questa pioggia non è normale. Sembra che le tenebre stiano avanzando. Anche il richiamo del mare è distorto. Temo che stia influenzando anche Atlantide. >> Disse Edward.

Surya si fece serio di colpo.

<<Quindi come pensavamo, non è una pioggia normale>>

<< No. >> La voce di Edward si abbassò, quasi minacciosa. << Sbrigati con Sofia. Poi vieni subito qui. E smettila di ridere, altrimenti vengo lì a darti un calcio. >>

Surya ridacchiò piano nonostante tutto.

<< << Penso che questo possa avere a che fare con la voce del sogno di Sofia.>>  concluse Surya. << Se fosse davvero lui, forse è perché ha quasi perso le sue forze, e dobbiamo affrettarci.>>

<< È vero, hai ragione!>> Aggiunse Edward.

<< Devo andare, la ragazza mi guarda in modo strano, potrebbe sospettare qualcosa! Ciao. >>

Riattaccò e tornò da Annie, che lo fissava con le braccia incrociate.

<< Ehm… era Edward>> disse, cercando di sembrare naturale.

<< Il preside? Che voleva?>>  chiese lei, la testa leggermente inclinata.

Surya esitò una frazione di secondo di troppo.

<< Niente di importante. Voleva sapere gli argomenti da consegnare per la tua classe. >>

Annie sollevò un sopracciglio.

<< Davvero? Puoi dirmi quale sarà l'argomento? >>

Lui le rivolse il suo sorriso più disarmate, quello che di solito funzionava.

<< No, Dai, andiamo a prendere quelle paste. Ho fame. >>

Ma Annie non sorrise. Continuò a osservarlo mentre camminavano.

Finalmente David, Sofia e Nicolas arrivarono di fronte alla casa di Sofia dove lei viveva da sola. L’aria dentro era calda, ma non bastava a scacciare il freddo che sembrava essersi infilato nelle ossa.

Sofia li invita ad entrare. << Accomodatevi pure, io nel frattempo vado a preparare il tè. Fa così freddo e umido che proprio ci vuole. Annie dovrebbe arrivare a momenti con Surya. >>  

I tre si sedettero tra divano e poltrone, circondati da pile di libri antichi. David sfogliava con foga un volume particolarmente logoro.

<< C’è solo un libro che parla davvero di chi può usare questo tipo di potere astrale>>  disse, senza alzare gli occhi. << Ma noi siamo solo al terzo grado. Usare roba del genere senza esperienza è da idioti.>> Chiuse il libro di scatto e guardò Nicolas. << E comunque… il modo in cui quella voce raggiunge Sofia non somiglia per niente a un contatto astrale normale. Cosa ne pensate?>>

Nicolas annuì lentamente, il dito che scorreva su un’altra pagina.

<< Qui dice che con i poteri astrali lo spirito si sposta e appare per pochi secondi. Sofia invece ha descritto qualcosa di… prolungato. Più profondo.>>  Alzò lo sguardo, preoccupato. << Forse non è astrale. Forse è qualcos’altro. >>

<< Chiediamo a Surya quando arriva. Magari ci saprà dire di più! >> Rispose David.

Sofia uscì dalla cucina con la sua tazza di tè al bergamotto stretta tra le mani, come se fosse l’unica cosa calda rimasta al mondo.

<< Avete trovato qualcosa?>> chiese piano.

Una bella tazza di tè caldo era quello che ci voleva per  buttarsi alle spalle questa lunga e buia giornata. fredda. Mentre sorseggiava il suo tè preferito quello al bergamotto; disse con sollievo << Sono contenta che siate qui con me stasera. Penso che insieme possiamo arrivare alla soluzione. >>

Prima che qualcuno potesse rispondere, il campanello suonò: due note basse e prolungate che sembrarono echeggiare troppo a lungo nella casa. Annie e Surya entrarono portando vassoi caldi che profumavano di burro e vaniglia. Annie fece un gesto teatrale.

<< Ta-daaan!>>

Sofia rise, ma era una risata stanca.

<< Annie… ma quante ne avete prese? >>

<< Ho pensato che potesse tirarti su >> rispose lei, stringendosi nelle spalle. << E Surya vuole assaggiare tutto. Ha pure pagato lui. >>

Surya posò i vassoi e si grattò la nuca, arrossendo leggermente quando Sofia lo abbracciò.

<< Beh… magari ne porto un po’ anche a mio fratello Malakim, altrimenti chi lo sente dopo? >>

Si sedettero tutti. L’atmosfera era calda, ma sotto la superficie vibrava una tensione sottile.

<< Allora?>> chiese Annie, prendendo una pasta. << Avete scoperto qualcosa?>> 

Nicolas scosse la testa.

<< Non è un potere astrale. Almeno, non come lo conosciamo noi. Stiamo guardando tra creature mitologiche, demoni… qualsiasi cosa possa entrare nei sogni in quel modo.>>

David si ficcò in bocca un pasticcino intero.

<< Io pensavo a qualcuno che controlla i sogni. >> 

Ma Surya disse << Nessun mago di basso rango può farlo. >>

Un silenzio breve e pesante calò sulla stanza.

Nicolas si sporse in avanti, gli occhi che brillavano di un’idea pericolosa.

<< E se provassimo una seduta spiritica?>> 

Annie sbiancò.

<< David, siamo solo al terzo anno! È pericoloso!>>

Surya, che fino a quel momento si era abbuffato in silenzio, alzò lo sguardo. La sua voce uscì bassa, calma, ma con un’autorità nuova.

<< Posso tentare io per voi è troppo presto.>> Disse con voce rassicurante e protettiva nei loro confronti come farebbe un insegnante affezionato ai suoi allievi 

Più tardi, il salotto era immerso nel buio. Solo le fiamme di quattro candele tremolavano, proiettando ombre lunghe e instabili sulle pareti. La pioggia fuori sembrava più forte, come se volesse entrare.

I cinque si sedettero in cerchio intorno alla tavola Ouija, le mani unite. L’aria era fredda, troppo fredda per essere solo umidità.

Surya chiuse gli occhi.

<< C’è qualcuno qui con noi?>>

Il silenzio si fece denso, quasi solido. Poi il puntatore si mosse. Prima piano. Poi più deciso.

SÌ.

Le dita dei ragazzi si irrigidirono. Il puntatore scivolò veloce sulle lettere:

L - A - M - A - D - A

Sofia trattenne il fiato. Sembrava il cognome della sua famiglia.

Poi, più rapido: D - I - M - E - N - S - I - O - N - E - A- N -G-E-L-O  e non fa in tempo a finire la frase che un vento spaventoso li travolse come un vortice. Le candele sfarfallarono violentemente. Un’ombra alta e sottile si allungò sulla parete alle spalle di Sofia. Solo Surya la vide. La sua espressione si indurì.

Il puntatore tornò sulla prima lettera del nome di Sofia… e si fermò di colpo.

Tutte le candele si spensero nello stesso istante.

Il buio fu totale.

<< Ragazzi, non spezzate la catena! >> urlò Surya la voce tesa. << per nessun motivo!>> <<Io… io non so se è una buona idea continuare» balbettò Annie, la mano che tremava contro quella di Nicolas.

Nicolas balbettando disse << Mi è sembrato di aver visto qualcosa dietro le spalle di Sofia>>

Sofia << Che cosa? >> Disse nel panico.

Surya, la voce ferma e severa nel buio:

<< Chi sei? Vuoi dircelo?>> 

Sofia deglutì era terrorizzata ma con voce coraggiosa fece la domanda.

La sua voce era un sussurro tremante. << Spirito… ti prego. Chi è la persona che mi cerca nei sogni? Chi è che ha bisogno del mio aiuto? >> Passarono i secondi. Poi i minuti.

E. poi niente. Nessuna risposta. Alla fine, con un sospiro collettivo di sollievo ma anche di delusione, decisero di chiudere la seduta. Le ore successive volarono tra libri e discussioni sempre più stanche. Finché non trovarono una pagina antica: una formula per avere la guida degli angeli per trovare la strada.

Sofia lesse a voce alta, la voce che si incrinava per la stanchezza:

«Proviamo questo incantesimo del libro degli angeli»

Prepararono la ciotola d’acqua, le candele bianche, il quarzo.

Surya recitò lentamente:

<< ombra che inghiotte…luce che guida aiutaci a ritrovare la via >>

O Spirito che piangi nelle notti rivelati a noi angeli portatelo da noi…»

La superficie dell’acqua si increspò appena.

Poi una luce accecante esplose, alzandosi velocemente dalla ciotola e volando via velocemente fu per un brevissimo istante per poi sparire nel buio da una finestra della casa. Poi il silenzio.

<< Che è successo? >> chiese Sofia, gli occhi sgranati.

<< Non ha funzionato>> mormorò Annie.

Nicolas << Che cos'era quella luce inquietante che è volata  via dalla ciottola? >>

Annie incredula dalla velocità in cui è successo tutto quanto non capiva cosa avesse visto di preciso Nicolas << Ma, io non ho visto nulla>>

Surya con voce tesa << L'hai vista anche tu? >>

<< Sì è stato in un attimo, ma io l'ho vista uscire da quella finestra che cavolo, giuro. >> Rispose  Nicolas con voce alta e convinta di ciò che aveva appena visto.

<< Forse le tue capacità medianiche e sciamaniche ti hanno reso capace di vedere l'oltre? Ultimamente notavo a scuola, che tu sei migliorato parecchio>> 

<< Sì ma cosa è stato?>> Chiese Nicolas.

<< Non lo so, non ne sono sicuro>> Rispose Surya.

In realtà Surya stava pensando che aveva ben in mente chi fosse quella luce dato che chi stavano cercando, Edward e Surya emana una luce particolare, che pochi possono percepire in questa dimensione. E non avevano idea di come sarebbe apparso o come avrebbe comunicato. 

Surya fissava la ciotola con espressione indecifrabile.

<< O forse… ha funzionato in un modo che non capiamo ancora.>>

Sofia si passò una mano tra i capelli, frustrata.

<< Un ombra era dietro di me hai detto Nicolas? >> 

<< Sì l'ho vista era una sagoma si vedeva poco ma l'ho vista>>.

<< Wow Nicolas sei davvero forte >> Disse David.

Nicolas sorrise << Grazie a volte anche io rimango sorpreso delle mie capacità>>

<< Ma come faccio ad aiutarlo in questo modo?>> Chiese Sofia.

David le posò una mano sulla spalla.

<< Troveremo una soluzione. Non ci arrendiamo e se Nicolas dice che ha visto qualcosa sia prima e dopo vuol dire che qualcosa è sicuramente successo staremo a vedere. Sento che ci siamo quasi>> Disse David. 

David; era convinto che qualcosa fosse realmente accaduto durante la seduta, ma l'incertezza su chi o cosa avessero a che fare lo riempiva di un'ansia sorda. Nel frattempo, Nicolas fu colto da un fischio acuto e persistente alle orecchie, così penetrante da diventare insopportabile. Attribuendo quel tormento alla stanchezza accumulata, nelle sue capacità medianiche, decise di stringere i denti e non farne parola con gli altri, sebbene il suono sembrasse vibrare fin dentro le ossa

Sofia scosse la testa, la voce rotta. << Sono stanca…>>

Poi, improvvisamente, i suoi occhi si accesero di una determinazione feroce.

<< Ma, No. Non mi arrendo. Lo troverò. >>

Surya la guardò a lungo, serio.

Fuori, la sera era ormai nera. Era ora di andare per i ragazzi.

Surya si fermò sulla soglia della porta, voltandosi verso di lei. Lo sguardo di Sofia era strano, quasi triste.

<< Riposati. Chiamami se succede qualsiasi cosa. Qualsiasi.>>

Quando tutti se ne furono andati, la casa piombò in un silenzio opprimente, rotto solo dalla pioggia che non voleva smettere.

Sofia sospirò e si mise a studiare. Pochi minuti dopo, la corrente saltò.

<< Ci mancava anche questa…>>  borbottò nel buio.

Accese una delle candele rimaste. Mentre si chinava per prendere i libri, urtò una pila. Un volume pesante cadde a terra con un tonfo sordo e si aprì da solo sulla pagina dell'arcangelo Michele.

Sofia lo raccolse, lo rimise sul tavolo.

Pochi secondi dopo, il libro cadde di nuovo.

Stessa pagina.

L’Arcangelo Michele.

Ma stavolta un brivido le corse lungo la schiena.

Poi, con un tintinnio leggero, il suo cristallo di quarzo cadde dal mobile alto e rotolò esattamente sulla pagina aperta. Continuò a rotolare fino a fermarsi sulla mappa della città… puntando dritto verso Mont Saint Michel.

Sofia rimase immobile, il cuore che le martellava nel petto.

I suoi cristalli non si muovevano da soli. Mai. Qualcuno o qualcosa li stava guidando. E in quel momento, nel buio rotto solo dalla fiamma tremolante, Sofia capì che non era più solo un sogno.

Qualcosa di reale la stava cercando.

Sulla pergamena ingiallita, il titolo risaltava ancora in un carattere elegante e antico: L'Arcangelo Michele. Mentre il vento ululava fuori un ulteriore scatto la fece sussultare la cattedrale, la sua imponente cattedrale. Rimase immobile, il cuore le batteva all'impazzata. I suoi cristalli agivano solo se guidati dalla sua volontà o da una forte corrente spiritica, il cristallo magico viene utilizzato dalle streghe per trovare persone scomparse ma serve qualcosa, dello scomparso per attivare la ricerca. Il fatto che fosse caduto da solo e avesse indicato un luogo con precisione era proprio strano. Sofia pensó che un'entità soprannaturale stesse manovrando il cristallo.

ALLA PROSSIMA SETTIMANA CON IL PROSSIMO CAPITOLO 🔜

sabato 11 aprile 2026

IL SOGNO DI SOFIA - CAPITOLO 2


Mentre i suoi amici si dirigevano verso l'uscita, pregustando la pasticceria, Sofia sentiva il passo farsi pesante, come se un'ancora invisibile la trattenesse in quel luogo silenzioso. La biblioteca non era per lei un rifugio di studio, ma un labirinto di risposte mancate, per un tormento che le rubava il sonno, notte dopo notte. Quel sogno... non era un semplice incubo, ne era certa. Era una voce, un'eco disperato che si faceva strada attraverso le pieghe della sua mente, una richiesta d'aiuto così tangibile che ne sentiva il peso opprimente sul petto anche da sveglia. Il suono era confuso, un sussurro distorto, ma il messaggio vibrava di una chiarezza dolorosa. Una comunicazione astrale, un ponte teso tra due anime, ma il come e il perché rimanevano avvolti nel mistero. Si inoltrò tra gli alti scaffali di legno scuro, dove l'odore di carta antica e cuoio si mescolava al profumo della carta dei libri più recenti. Sofia si sentiva persa in quell'oceano di conoscenza. Le sue dita sfioravano i dorsi dei libri, cercando titoli sulla proiezione astrale, sulla telepatia, su ogni forma di legame onirico tra esseri viventi. Sfogliava pagine polverose, i suoi occhi scorrevano rapidi tra righe di inchiostro sbiadito, ma ogni tomo sembrava nascondere la verità che cercava, offrendo solo teorie astratte e rituali complessi che non facevano al caso suo. Un sospiro scoraggiato le sfuggì dalle labbra, mentre posava l'ennesimo volume inutile su una pila già instabile della scrivania.

Nel frattempo, Annie, Nicolas e David, preoccupati per l'assenza dell'amica, decisero di andarla a cercare. Surya, percependo la loro apprensione, si unì a loro, immaginando che Sofia fosse semplicemente immersa nello studio. Entrarono nella vasta sala lettura, i loro passi attutiti dai tappeti orientali, e la trovarono quasi nascosta dietro una muraglia di libri. Sofia, con un'espressione stanca e concentrata, alzò lo sguardo solo quando l'esclamazione di Annie ruppe il silenzio. 

<< Sofia!>> la chiamò Annie, con un tono un po' troppo alto per quel luogo sacro.

<< Shh! Annie, fa piano o ci cacciano!>>  la rimproverò Nicolas, con un sussurro teatrale, portandosi un dito alle labbra. 

Sofia abbozzò un sorriso stanco. << Hey ragazzi...>> mormorò, la voce leggermente roca.

I suoi amici la raggiunsero, circondando il tavolo e curiosando tra i titoli dei libri che aveva accumulato.

<< Sofia, dai, cosa ci fai ancora qui?>> insistette Annie, con un pizzico di impazienza. << Dobbiamo uscire, avevamo appuntamento in pasticceria, non ricordi? >>

Surya, intanto, osservava Sofia in silenzio. La sua empatia gli permetteva di percepire l'ansia che le stringeva il cuore. Notò che i volumi non trattavano di materie scolastiche, ma di argomenti ben più oscuri e personali. Il suo sguardo si fece serio e preoccupato immerso in pensieri profondi.

<<Sì, lo so...>>  mormorò Sofia, abbassando lo sguardo sui libri, quasi a volersi nascondere dietro quelle pagine.

Poi, i suoi occhi incontrarono quelli di Surya. Un sussulto le attraversò il petto, e il suo cuore prese a battere all'impazzata. << Professore, c'è anche lei? Che... cosa fa qui? >> chiese, sorpresa, mentre le guance le si tingevano di un leggero rossore.

Surya con un sorriso gentile che le scaldò il cuore.

<< Ahh, sì, hai ragione...>> balbettò lei, abbassando lo sguardo per nascondere l'imbarazzo. << Quando non c’è lezione, è una persona comune.. >> Sofia era affascinata dal suo sorriso genuino e dal suo look dai colori accesi, così diverso dall'austerità degli altri professori. Nicolas, nel frattempo, ricordando una confidenza che Sofia gli aveva fatto tempo prima, la guardò con espressione preoccupata. << Sofia... hai di nuovo fatto quel sogno?>> chiese, a bassa voce.

Surya annuì impercettibilmente. << Percepisco che c'è qualcosa che ti tormenta da un po' di tempo, >> intervenne, il tono morbido ma lo sguardo attento.

Sofia sospirò, arrendendosi all'evidenza. << Sì, sapete... non riesco a dormire bene, ultimamente, >> ammise, passando una mano tra i capelli. << Cercavo tra questi libri una soluzione per riposare... o almeno una risposta su cosa possano significare quei sogni.>>

<< Quei sogni?>> fece eco David, perplesso.

<< Hai trovato qualcosa?>>  chiese Nicolas, stringendo leggermente la spalla dell'amica in segno di supporto.

<< Hai bisogno di aiuto?>> si offrì David, con genuina preoccupazione. << Potrebbero essere dei sogni premonitori, hai cercato?>>  suggerì Nicolas, con un bagliore di eccitazione negli occhi. << Ricordi quando io ho sognato di incontrare quella donna e poi, due giorni dopo, è successo davvero? Io ho questo genere di potere, posso aiutarti a interpretarlo.>>

Sofia scosse il capo. << Per questo all’inizio ho chiesto a te, Nicolas, ma... al momento non ho trovato nulla che possa darmi un'idea.>> Surya fece un passo avanti, la sua voce risuonò calma e profonda. << Forse la risposta è dentro di te. Ma saperla la risposta... ti spaventa.>>  Fece una pausa, osservando la reazione di Sofia. << Di cosa si tratta? E che sogno è? Magari ti posso dare una mano anche io. >> Sofia esitò per un istante. Lei, che aveva sempre dovuto cavarsela da sola, faticava a mostrare le proprie vulnerabilità. Ma lo sguardo sincero e preoccupato dei suoi amici e di Surya la convinsero. Era arrivato il momento di chiedere aiuto.

<< Ogni volta... faccio sempre lo stesso sogno...>> esordì, la voce leggermente tremolante. Un brivido le corse lungo la schiena al solo pensiero di quella visione. << Solo che, a ogni ripetizione, sembra più chiaro... più reale. Mi tormenta da mesi, come se la risposta fosse sempre più vicina.>>  Prese un respiro profondo, cercando di calmare il battito del cuore. << Io... io comincio a credere che non sia solo un sogno. Secondo voi è normale fare sempre gli stessi sogni per così tanto tempo? Per mesi? E se... se fosse un messaggio di qualcuno che vuole mettersi in contatto con me? In fondo, sono una Maga.>> Surya, a quelle parole, si irrigidì. Un lampo di preoccupazione e nervosismo attraversò i suoi occhi, e la sua voce si fece più alta e severa. << Perché non mi hai avvisato prima? Potresti essere in pericolo!>> 

Sofia sobbalzò, colpita dal tono inusualmente duro di Surya. << Io... non pensavo che.. >> mormorò, con la voce che era quasi un sussurro.  << E pensavo che... che sarebbe passata.>>

<< Potrebbe essere un messaggio premonitore, o di qualcuno, che ti cerca, dovevi parlarmene subito!>> incalzò Surya, con un tono severo che la colpì come uno schiaffo inaspettato. Il sorriso di Sofia svanì completamente, e un velo di tristezza le offuscò lo sguardo. Si sentiva piccola e in colpa. << Io... non pensavo fosse così importante, >> mormorò, abbassando il capo.

Surya, rendendosi conto di essere stato troppo duro, addolcì leggermente il tono. << Dai, dicci cosa hai visto.>>

Sofia prese un altro respiro profondo, cercando di mettere ordine nei suoi ricordi. << Sogno sempre una luce... bellissima e calda, che mi avvolge completamente. E questa luce... ha una voce. È la voce di un ragazzo.>> Fece una pausa, deglutendo a fatica. << Ma è una voce che non conosco, che non ho mai sentito prima. Poi... appare una sagoma di luce, e dice: aiutami! Mi hanno imprigionato, in un luogo buio, dove nessuno può trovarmi... se non tu. Devi fare in fretta, non ho più molto tempo, e ho quasi finito le energie. Tu sei l'unica che può aiutarmi, ti prego... cercami, trova la mia luce poi si interrompe>> la voce spezzata dall'emozione.  <<Si interrompe qui. La luce svanisce, lui si interrompe... senza nemmeno dirmi il suo nome o come posso trovarlo. Si alza un forte vento, ci sono terremoti, uragani... e quella voce scompare.>> Lacrime silenziose presero a rigarle le guance. <<Avverto il suo dolore... poi vedo delle fiamme che mi circondano, mi spavento e... mi sveglio.>> Asciugò le lacrime con il dorso della mano. << È strano perché... non riesco a vedere la sua immagine, il suo volto. A volte, sento come un grido straziante e disperato... sembra che stia soffrendo terribilmente. E sento che è... in contatto con me. Sembra... una persona logorata. Addolorata.. >> La sua voce si fece un sussurro tremante. << Mi chiede aiuto, ma io... io non so chi sia e come aiutarlo. E poi... perché chiama proprio me?>>

A quelle parole, Surya rimase in silenzio, immerso nei suoi pensieri. Un'espressione grave e pensierosa si dipinse sul suo volto. Iniziò a capire che non si trattava di un semplice sogno. Forse... forse era giunto il momento di avvisare Edward. << La scorsa notte...>> continuò Sofia, a bassa voce, << credo di aver visto la sua ombra... e l'alone di luce nella mia stanza>> Annie incredula << Nella tua stanza dove dormivi?>>

<< Sì sembrava... lì nella mia stanza. E quando mi sono svegliata... stavo male. Ho avuto come l'impressione che non fosse un sogno, ma che... che lui fosse lì con me.>>  Annie intimorita dal suo racconto << è terribile dobbiamo aiutarlo>> << Che strano!>> esclamò Nicolas, grattandosi il capo. << E non hai proprio idea di chi possa essere?>>

Surya prese parola, la sua voce seria e professionale. << In effetti, sembra che qualcuno stia cercando di comunicare con te, tramite i sogni o forse usando la dimensione astrale eterica. Forse... forse era davvero nella tua stanza, ma ti ha confusa nel dormiveglia.>>  Fece una pausa, osservando i ragazzi. << Ma solo i maghi dal potere di sesto grado sono in grado di comunicare e mettersi in contatto con un potere astrale e con un altro mago. Voi... voi siete ancora agli inizi.>> << Forse è qualcuno della scuola molto più potente di noi?>>  ipotizzò Nicolas, con una punta di eccitazione. << No, io credo che non sia un allievo della scuola, >> ribatté Surya, con decisione. << Sì, è molto potente, ma un allievo della scuola non è ancora in grado di gestire così bene questo potere. Richiede molta esperienza. >> 

<< Mmmh...>> commentò Annie, pensierosa. Preoccupata per la sua amica, si chiese chi potesse essere questa persona e quale potente entità volesse mettersi in contatto con lei, tormentandola in quel modo.

<< Sembra che questa persona, chiunque sia, non sia un mago qualunque come noi, >> osservò Annie, con un tono serio che non le era abituale. << Devi controllare i libri dei poteri astrali, guardare come funzionano... oppure informarti, controllare i giornali e vedere se è scomparso qualcuno recentemente.>>

Surya, con un'espressione indecifrabile, si allontanò leggermente dal gruppo. << Scusatemi, mi sono ricordato che devo fare una telefonata importante ed avvisare Edward, >> annunciò, con un tono che non ammetteva repliche. << Torno tra poco. >>

Senza attendere risposta, Surya si teletrasportò via in uno scintillio di luce bianca, scomparendo istantaneamente dalla biblioteca.

 << Hai controllato se qualcuno della scuola sia scomparso?>> chiese Annie a Sofia, non appena Surya se ne fu andato. << E comunque, come facciamo a sapere se nella scuola non ci sia qualcuno dotato di un potere del genere e che ti conosce? Magari si è esercitato in segreto. >>

<< Ci ho già provato, >> rispose Sofia, con un sospiro scoraggiato. << Ma è stato inutile. Sembra che nessuno abbia denunciato la scomparsa di uno studente o di chissà quale mago. Ho provato anche alla polizia, ma... niente che possa collegarsi a lui.>>

<< Surya ha ragione secondo me, >>  intervenne Nicolas.  << È qualcuno che non è della scuola. >>

<< Perché si è messo in contatto con me?>> si chiese Sofia, con voce tremante. << Potrebbe dirmi come fare... mi fa sentire così inutile. Vorrei aiutarlo, ma non so come... Vorrei tentare, ma... come? >>

Intanto, all'uscita della biblioteca, Surya era al telefono con Edward. La sua espressione era un misto di frustrazione e preoccupazione. I due sapevano benissimo di quale entità si trattasse, ma dovevano procedere con cautela. Nessuno aveva modo di rintracciarlo, e non sapevano se quell'entità fosse in realtà un demone o uno stregone che li stava usando come esca per ottenere il talismano. Si ma quale talismano? 

<< Mi sa che ci siamo...>>  mormorò Surya al telefono, la voce appena udibile.

La risposta di Edward fu calma, ma ferma.  << Va bene, sapevamo che sarebbe arrivato questo momento prima o poi. Anzi, in realtà ci speravo, perché... molti lo credono morto.>>  Fece una pausa. << Teniamoci pronti. Io cercherò di alzare una barriera di magia più potente intorno alla scuola. Bisogna essere certi che l'entità non sia un demone o uno stregone esca che vuole solo impadronirsi del talismano dell’angelo. >>

<< E io cosa faccio? >>  chiese Surya, con un tono che si fece più tagliente.  << Non mi piace mantenere questo segreto con lei. Le voglio bene, secondo me dovrebbe saperlo. È il momento. È grande, è forte. >>

<< Per favore, cerca di tenere a freno le tue emozioni e la tua lingua per il momento,>> lo ammonì Edward. << Tu tienila d'occhio per me, fai in modo che non si metta in pericolo, e avvertimi se succede qualcosa o senti qualcosa. Non sappiamo come Sofia potrebbe prendere una cosa simile. >> E forse dovrò avvisare Shauri. 

Surya sospirò, consapevole che sarebbe stato un pasticcio. Aveva fiducia in lei, ma al tempo stesso non sapeva come rivelarle la verità sulla sua identità.  << Dalla mia empatia...>> la sua voce si fece più morbida,  << l'ho sentita molto stanca. Non dorme bene la notte, e deve anche studiare per gli esami. >>

Surya, se ho ragione, presto accadrà qualcosa, >> ribatté Edward, con tono serio.  << Dobbiamo essere pronti. Shauri l'ha affidata a noi, e sai che conta su di noi. E So che tu le vuoi bene, molto bene, ma stai attento, questo potrebbe essere anche una tua debolezza. Ora devo andare.>>

<< Edward!>> insistette Surya, la voce che si faceva più forte. << Se non lo fai tu, lo farò io e le dirò tutta la verità! >>

<< Surya! >> La voce di Edward risuonò dal telefono, ferma e autoritaria.

Surya chiuse la chiamata, esasperato, e tornò dai ragazzi. 

Nel frattempo, in biblioteca, gli amici cercavano qualche idea per aiutare Sofia.

<< Questo sogno mi tormenta da mesi ormai, >> si sfogò Sofia, con un'espressione sfinita. << E la sua voce è ormai nella mia testa... ogni giorno penso a lui e chiedo: Ma dove sei? È così bella la sua voce, delicata, calda e luminosa... ma soffre molto. E lo sento... fa stare male anche a me. >> Sofia si lasciò cadere su una sedia, la testa che le pesava.  << Sono così stanca...>> mormorò, chiudendo gli occhi.

Nicolas le sorrise e le diede una pacca affettuosa sulla spalla. << Hey! Dai, coraggio! Ti aiutiamo noi a trovarlo. O almeno ci proviamo.>> << Ma sì, non preoccuparti, troveremo una soluzione, >> intervenne Surya, che li aveva appena raggiunti, con un tono forzatamente allegro. In quel momento, David Ragazzo sveglio e intelligente, non era tipo da arrendersi facilmente. << Hey, ragazzi... ma dovevamo uscire? E poi ti farà bene staccare un pò nel frattempo parleremo >> chiese, osservando l’orologio che indicava le 16:00. << Ormai si sta facendo tardi...>> 

<<Sofia non sembra ne abbia voglia, >> commentò Nicolas, con un sospiro. << Penso che dovremo rimandare la visita alla pasticceria. >>

Surya, che era un gran goloso, intervenne prontamente. << Come e perché? Possiamo continuare il discorso là invece che qui in biblioteca, dove... potremmo dare fastidio. >> 

<< Ha ragione!>> esclamò Annie.

Uno studente seduto ai tavoli vicini alzò lo sguardo e fece un sonoro "SHHHHHHHHHHHHHhh!", con espressione visibilmente irritata.

Annie, che nel frattempo aveva raccolto tutti i libri che le occorrevano per le ricerche, raggiunse i ragazzi alle scrivanie. << Ho preso tutti i libri che ci occorreranno,>>  annunciò, mostrando la pila di volumi.  << Possiamo anche andare, se volete. >> 

<< Sì, sono molti i libri che ti potrebbero essere d'aiuto, >> commentò Surya, osservando la pila.

<< Comunque, secondo me, non si tratta di un mago, osservò David, con espressione pensierosa. C'è sicuramente altro dietro l’etere... non è per tutti. Sembra una creatura eterica, da come la descrivi. E io... prima di iniziare questa scuola, non sapevo neanche che demoni, angeli e fate esistessero davvero. Credevo fossero solo un’invenzione degli umani. Ma ora... mi si è aperto un nuovo mondo.>> Fece una pausa, guardando i suoi amici. <<z Magari troveremo qualcosa se collaboriamo insieme. Proverei a vedere anche nella sezione delle sedute spiritiche, magari con l'aiuto degli spiriti troveremo qualcosa. >>

<< Ma David! >> esclamò Sofia, scioccata.

<< Ragazzi, andateci piano con certe cose, >> si raccomandò Surya, con tono serio. << Siete ancora al terzo anno. >> 

<< Lo so che è rischioso, >>  ammise David,  << ma abbiamo un professore dalla nostra parte che può vigilare che vada tutto ok. Dovremmo tentare, non abbiamo altra scelta. E se la cosa si fa troppo seria? Al punto che non riesci più a riposare e rischi di non riuscire a studiare per gli esami? Noi dobbiamo sapere! E magari... potrebbero darci delle risposte che noi non conosciamo su questa persona. >>

Sofia guardò i suoi amici, commossa.  << Ragazzi, grazie. Mi siete tanto d'aiuto. Forse... a dirvelo prima avremmo risolto prima questa faccenda. >> Prese un respiro profondo.  << E visto che mi state aiutando... che ne dite di spostare l'ora del tè a casa mia, con i libri? >>

<< Andiamo io ed Annie in pasticceria a prendere i dolcetti e i biscotti, e li portiamo a casa tua? >>  propose Surya, con un sorriso goloso.

<< Non mi va di stare da sola in questo momento,  >> ammise Sofia, con una punta di paura nella voce. << Ho come la sensazione di avere qualcosa di invisibile intorno a me che mi segue... 

sono spaventata. >>

<< Per me va bene, >>  acconsentì Annie. << Ma prima passiamo in quella pasticceria e prenderemo anche i dolcetti di riso per Surya. Dovremo assentarci solo per un pochino, ci vediamo a casa tua Sofia.>>

<< Ok, ti accompagno!>> si offrì Surya.

<< Haha, va bene, >> sorrise Sofia, sentendosi sollevata.

<< Annie, non ti smentisci mai, >> commentò Nicolas, scuotendo il capo con un sorriso. >>

<< Va bene, >> concluse David.

<< Ci vediamo dopo, ragazzi, >>  salutò Annie, dirigendosi verso l'uscita insieme a Surya.

<< Andiamo!>>  esclamò Surya, pregustando già i dolcetti.


ALLA PROSSIMA SETTIMANA CON IL PROSSIMO CAPITOLO 🔜

sabato 4 aprile 2026

IL VELO D’AETHER IL FIGLIO PERDUTO - Prologo + capitolo 1



IL VELO D’AETHER IL FIGLIO PERDUTO 



Prologo 


L'Alba di Fuoco e l'Assalto Demoniaco di Londra, 1666


Il cielo non si era mai tinto di un rosso così innaturale, nemmeno al tramonto più sanguigno. Non era il tenue arancio di un nuovo giorno, ma la vampa vorace di un apparente apocalisse che divorava Londra a morsi lenti e inesorabili. Era la notte tra il 2 e il 3 settembre del 1666, ma per i suoi abitanti il tempo aveva smesso di avere un significato logico. Eppure, pochi potevano percepire la vera, terrificante ragione di quella furia distruttrice. Dietro le lingue di fuoco danzanti, tra il fumo e le scintille, un'ombra ben più antica e malevola si muoveva.

 

Il fuoco era nato in una panetteria di Pudding Lane, un focolaio insignificante, eppure la sua crescita esponenziale non era opera del solo caso. Un'energia oscura, un alito gelido proveniente dagli abissi, alimentava le fiamme, soffiando su ogni scintilla con una volontà malevola. I demoni, entità incorporee di pura malizia, si muovevano invisibili tra le fiamme, i loro sussurri di odio portati dal vento caldo che trasformava la città in un unico, immenso braciere. Le campane delle chiese, che avrebbero dovuto annunciare pericoli e chiamare alla preghiera, erano mutate in un coro impazzito e disperato, le loro voci metalliche sopraffatte dal crepitio incessante delle travi che crollavano e dal ruggito della fornace che era diventata ogni isolato. Era il loro canto di vittoria, il preludio al ritrovamento.


L'aria era densa di fumo acre e fuliggine, che si posava come una sudaria nera su ogni cosa, accecando e soffocando. Frammenti di tetti incandescenti volavano come dardi infuocati, atterrando su edifici ancora intatti e accendendo nuovi focolai con una ferocia implacabile. Non erano semplici correnti, ma il volere distorto delle creature infernali che manipolavano le braci, guidando la distruzione con un obiettivo preciso: cercare. Tra le rovine, sentivano una risonanza, un'eco di potere divino. La Spada dell'Arcangelo Michele, caduta sulla terra in questo giorno, causa del grande incendio che giaceva celata da qualche parte nel cuore della città che ora bruciava. Le fiamme erano la loro fiamma, il loro strumento per smuovere la terra, dissotterrare segreti e reclamare ciò che per loro era un'arma di inestimabile valore, un trofeo del Regno celeste.


Dalle finestre delle case, ormai solo scheletri anneriti, le fiamme danzavano come spiriti infernali, proiettando ombre gigantesche e grottesche sui volti terrorizzati della folla. Per le strade, un fiume di umanità si muoveva in preda al panico, ignara che il loro terrore fosse non solo il frutto di una catastrofe, ma anche il tributo a una caccia demoniaca. I lamenti, le grida e il pianto si fondevano in un unico, straziante requiem per la città che bruciava, un canto che per le creature degli inferi suonava come dolce musica. Ogni ponte era un collo di bottiglia, un vortice di terrore dove la gente si spingeva e lottava per scappare, mentre il Tamigi rifletteva un'immagine distorta e tremolante del disastro, un serpente d'acqua che scorreva sotto un cielo di brace, un cielo che non avrebbe più visto la luce.



Nessuno dormiva. Nessuno parlava più, se non con urle strozzate. Restava solo la visione della città, un tempo gloriosa, ora ridotta a un inferno terrestre, un monumento fiammeggiante alla fragilità umana... e alla furia di un'antica guerra che si combatteva tra le sue ceneri.

Durante l’incendio un essere umanoide con bianchi capelli che correva per quelle strade alla disperata ricerca di qualcosa da salvare, stava percorrendo quelle strade ormai invase dal fuoco, quando ad un certo punto si fermò davanti ad un'abitazione particolare di cui era rimasto solo qualche mura in  legno e macerie al suo fianco compare un altra persona, che portava con sé un tridente.


«Devo salvare quella bambina!» Shauri non lo guardò nemmeno. La sua voce era un sussurro strozzato dal fumo. Prima che Edward potesse allungare una mano per trattenerlo, l'altro era già scattato verso l'inferno.

«Shauri! Ma sei impazzito?» ruggì Edward, proteggendosi il volto con il braccio mentre una pioggia di scintille lo investiva. 

Shauri si gettò dentro le mura ancora fumanti, ignorando il calore che gli bruciava la pelle e il fumo acre che gli graffiava i polmoni. L'unica cosa che contava era un suono che si faceva strada tra il ruggito delle fiamme e il crollo dei detriti: un pianto disperato. Un suono acuto e straziante, spaventato dalle fiamme che avvolgevano la casa.


Fuori, Edward camminava nervosamente avanti e indietro, strofinandosi la fronte sporca di cenere e sudore. «Così si farà ammazzare... maledizione, Shauri!» gridò.

Dentro, Shauri individuò una culla miracolosamente intatta, mentre il soffitto sopra di lui lanciava lugubri avvertimenti.

«Eccoti... ti ho trovata!» esclamò, Shauri la voce tremava per l'adrenalina. Afferrò la piccola un istante prima che una trave incandescente si abbattesse dove un secondo prima c'era il cuscino. Con un gesto rapido, si strappò un lembo della veste e avvolse la neonata, proteggendole il viso. Si guardò intorno un’ultima volta, gli occhi che bruciavano tra le lacrime e il fumo: non c’era nessun altro. Solo silenzio e fuoco. Corse fuori inciampando tra le macerie. Edward, vedendolo apparire, non perse tempo in chiacchiere. Puntò il tridente in avanti, i muscoli delle braccia tesi per lo sforzo. Una massa d'acqua lucente si staccò dalle punte, roteando come una piccola galassia liquida, e si infrante contro il muro di fiamme che sbarrava la strada. L'esplosione di vapore fu accecante. Edward si asciugò il sudore con il dorso della mano, ansimando. «L’hai presa?» chiese, la voce che era poco più di un rantolo.

 

La bambina strillava, agitando i piccoli pugni contro il petto di Shauri. Lui, con il volto annerito e i capelli sporchi, accennò un sorriso stanco. «Sì. È lei.»

«Dobbiamo sparire, subito!» Edward indicò con la punta del tridente i vicoli dove ombre innaturali cominciavano a convergere. «Se ne accorgeranno.»

«Non c'era nessun altro in quella casa...» Shauri abbassò lo sguardo sulla piccola, facendola dondolare con gesti lenti e protettivi. «Temo di essere arrivato troppo tardi per la famiglia. E io... io non posso tenerla con me adesso.» La neonata si calmò all'improvviso, fissando Shauri con occhi grandi e profondi. «Ci sono!» Edward colpì il terreno con la base del tridente. «Chiama Gabriele. Lui saprà dove nasconderla.» Shauri annuì bruscamente, chiudendo gli occhi per un istante. «Gabriele! Vieni a me! Abbiamo un'emergenza!» Una vibrazione nell'aria, una scia di luce dorata che squarciò il fumo, e l'Arcangelo fu lì, i piedi che sfioravano appena la cenere calda. «Eccomi.» «Portala al sicuro,» ordinò Shauri, porgendogliela con mani che tremavano leggermente. «Lontano da questo secolo. Nel 2005. Lì i demoni perderanno le tracce. Noi la aspetteremo quando sarà il momento.» Edward intervenne, facendo un passo avanti. «Gabriele, fai in modo che arrivi alla mia scuola. È l'unico posto dove imparerà a difendersi.» L'Arcangelo prese la bimba con una delicatezza ultraterrena. «Le troverò una famiglia di stregoni che conosca le tue arti, Edward. Sarà pronta.» Shauri esitò. Sentì la piccola stringergli il pollice con una forza inaspettata per un essere così minuto. Le sfiorò la fronte con un bacio veloce, gli occhi lucidi che riflettevano l'incendio di Londra. «Ciao, piccolina. Vai con lui. Ci rivedremo presto.» «Vuoi darle un nome?» chiese Gabriele, già pronto a svanire. «Sofia,» rispose Shauri con fermezza. «Ora va', prima che l'aria diventi irrespirabile anche per un angelo.» In un lampo accecante, Gabriele sparì verso l'alto. Il silenzio che seguì fu riempito solo dal crepitio del legno che bruciava. Edward e Shauri rimasero soli tra le rovine. «E adesso?» chiese Edward, abbassando il tridente. «Andiamo a cercarlo?»

Shauri si incupì, guardando verso il cuore dell'incendio. «Non so nemmeno se sia ancora vivo. Ora è un essere umano, Edward. È mortale.» «Maestro Shauri...» Edward osservò le fiamme che danzavano come spettri. «Chi può aver scatenato tutto questo?» «Non lo so,» mormorò Shauri, raddrizzando le spalle e preparandosi a ripartire. «Ma almeno lei è al sicuro. Il resto... lo scopriremo nel 2025.» 

 

 


CAPITOLO 1 

ANNO 2025 PRESENTE L’ACCADEMIA DI MAGIA E I MAGICI INCANTEVOLI PROFESSORI


Siamo nell’anno 2025  è la storia di Sofia inizia da qui, la bambina che stava in braccio a Shauri oggi è cresciuta ed è una ragazza dall'aspetto tutto sommato normale come tante. I suoi capelli, un fiume d'oro che le scendeva in onde fino alla vita, sembravano contenere la luce stessa del cosmo. Aveva gli occhi di un colore indefinibile, un verde pallido che mutava verso l'ambra, come se la sua anima fosse un confine tra la foresta e le stelle. Non era la bellezza di una donna, ma quella di una divinità che aveva imparato a camminare tra gli umani. Il suo viso era scolpito con una perfezione che sembrava quasi un insulto alle imperfezioni terrene, eppure nel suo sguardo si celava un'inquietudine, la traccia di un'origine che non ricordava, ma che la chiamava a un destino più grande.

Sofia aveva 20 anni ed era una strega. Viveva a Saint-Malo in Francia, un paese che aveva imparato ad amare, anche se le sue radici erano a Londra. 





Fin da bambina, aveva scoperto di possedere doti e poteri magici che aveva imparato a coltivare con passione. Ma sotto la superficie di quell'aspetto apparentemente normale, si nascondeva una ragazza con desideri e paure profonde, con un mondo interiore tanto misterioso quanto il mondo magico che tanto amava.

Frequentava la scuola di magia Atlantidea di Saint-Malo, in Francia. Era un'accademia celata, un segreto tessuto nell'aria salmastra, completamente invisibile agli occhi dei non magici. Solo per i suoi studenti e i loro maestri l'incantesimo si scioglieva, rivelando il castello di pietra in tutta la sua grandezza.

Questo era possibile grazie ad incantesimo del preside della scuola che è lo stesso personaggio che abbiamo incontrato già in passato.

Saint-Malo si erge come una fortezza inespugnabile, una corona merlata di roccia scura che si getta a capofitto nell'oceano. I suoi antichi bastioni di granito, consumati dalle tempeste e dal tempo, circondano l'intera città vecchia. Visti da lontano, sembrano la spina dorsale di una creatura gigantesca che riposa sulla sabbia, in un costante duello con le maree. Camminare lungo questi muri significa trovarsi sospesi tra due mondi: quello sicuro della terraferma e l'infinità imprevedibile del mare. È un luogo che respira di storia, un'eco di corsari e di segreti sepolti. All'interno delle mura, la città è un labirinto di vicoli lastricati, così stretti che a volte il sole fatica a raggiungerli. Le case, ricostruite con un'eleganza austera dopo la guerra, sono alte e di un granito scuro che assume colori diversi a seconda della luce. Le finestre sono piccole, come occhi che si affacciano su un mondo segreto. L'aria è un misto inebriante di pane caldo, salsedine e l'odore della roccia bagnata. Nonostante il viavai di turisti e locali, c'è sempre la sensazione che, dietro una porta o in fondo a un cortile, ci sia qualcosa di più antico e potente, un'anima nascosta nel cuore di pietra. Ciò che definisce Saint-Malo, più di ogni altra cosa, è la sua relazione con il mare. Le maree sono potenti e drammatiche, un respiro gigantesco che rivela e nasconde intere spiagge due volte al giorno. Quando l'acqua si ritira, i bagnanti possono camminare su un fondale che prima era inaccessibile, fino a raggiungere gli isolotti fortificati come il Grand Bé e il Petit Bé. Ma quando la marea sale, il mare si impenna contro i bastioni, quasi a voler reclamare la città. Questo movimento costante, questa forza elementare, è il motore segreto di Saint-Malo e il suo incantesimo più grande.

La scuola di Magia Atlantidea di Edward che frequentava Sofia era magnifica!

L'ingresso alla scuola non avveniva attraverso un cancello maestoso, ma da un portone antico, massiccio e fatto di ferro battuto, che sembrava quasi parte delle mura stesse di Saint-Malo. Era coperto dalla salsedine del mare, incastonato nella roccia e sorvegliato non da gargoyle, ma dalle figure di tritoni e sirene incise nella pietra. Oltrepassare quella soglia era come fare un passo fuori dal mondo dei mortali e immergersi in un'altra dimensione.

Una volta dentro, si apriva un lungo corridoio di granito, le cui volte sembravano fondersi con la pietra circostante. Il corridoio non era mai vuoto; era un via vai continuo di studenti in tuniche scure, che si muovevano tra sussurri di incantesimi e risate sommesse. Le pareti erano decorate con mappe magiche che si aggiornavano da sole, mostrando le correnti di magia sotterranee che alimentavano la scuola.

Dopo un centinaio di passi, il corridoio si allargava in una sala d'accoglienza, un luogo dove il caos era organizzato dalla magia. Dietro un bancone scolpito in un unico blocco di quarzo rosa, un receptionist fluttuante di pura energia rispondeva alle domande, assegnava le stanze dei dormitori con un gesto etereo o dispensava libri di incantesimi che si aprivano da soli sulla pagina giusta. Era il cuore pulsante e amministrativo dell'accademia.

Oltrepassata la reception, si accedeva al cuore pulsante della scuola: una sala grandiosa, a forma di anfiteatro. Il pavimento non era piatto, ma scendeva dolcemente verso un'arena centrale, come i cerchi concentrici di un'onda che si ritira. Gli scalini, levigati da secoli di passi, fungevano da sedili per gli studenti, che potevano così accomodarsi tutti intorno per assistere alle assemblee scolastiche. 

Al centro di questa sala, un punto rialzato serviva da palco per gli insegnanti e da piattaforma per gli incantesimi più complessi. Il pavimento di quel palco era un'opera d'arte incantata: una gigantesca rosa dei venti dipinta, ma non con i colori terreni. Le sue punte brillavano di una luce dorata, indicando le correnti i venti e gli allineamenti astrali che governavano la scuola. Qui si tenevano le assemblee, i concerti che risuonavano magicamente in tutta la sala, e le cerimonie più importanti.

Da quel nucleo centrale, altri corridoi si diramavano come i raggi di un sole di pietra, conducendo alle aule, all'ufficio del preside, a una biblioteca grandissima dove il profumo di pergamena e incantesimi si mescolava all'aria salmastra, e a molti altri luoghi segreti. Un ultimo corridoio, il più stretto, portava a una grande scala a chiocciola che saliva senza fine verso la cima della fortezza, dove si trovavano i dormitori degli studenti, con la loro vista spettacolare sul mare e la sua eterna, potente marea.

Il preside della scuola a Sofia sembrava un giovane e bellissimo uomo era Edward e quando i suoi occhi si posavano su di lui, Sofia non vedeva solo il preside della scuola, ma un'entità che sembrava appartenere a un'altra era. 




Edward non aveva l'aspetto imponente che ci si aspetterebbe da un capo. La sua figura era snella, ma l'aura che emanava era di pura, antica potenza. I suoi capelli, di un rosso profondo, quasi ramato, che catturava ogni luce facendola brillare come fuoco, gli ricadevano sulle spalle in ciocche ondulate e ribelli, in modo impeccabile. Nonostante il taglio moderno della sua giacca di pelle scura, c'era qualcosa di atemporale nel suo sguardo.

I suoi occhi. Era quello che Sofia notava sempre per primo. Di un azzurro così chiaro e cristallino da sembrare ghiaccio marino, erano un contrasto scioccante con la fiamma dei suoi capelli. Quegli occhi non si limitavano a guardare; scrutavano l'anima, sembravano capaci di vedere segreti nascosti in profondità. Portava una catenina d'argento con un ciondolo a forma di goccia con un cristallo azzurro di acquamarina all’interno che poggiava sul petto. La sua espressione era spesso assente, come se la sua mente fosse altrove, ma quando parlava, ogni parola era misurata e carica di un peso che gli studenti potevano solo intuire. A volte, Sofia si chiedeva se il preside fosse stato davvero un ragazzo come lei, o se fosse sempre stato quel guardiano silenzioso e potente, fatto di stelle e di un'antica malinconia.

Eppure, oltre all'aura quasi terrificante del suo potere, c'era un'attrazione che Sofia non riusciva a ignorare. C'era un fascino innegabile nel modo in cui la sua giacca di pelle si adattava perfettamente alle sue spalle larghe, o nel modo in cui una ciocca di capelli rossi gli ricadeva sul viso. In sua presenza, il cuore di Sofia sembrava battere a un ritmo diverso, un battito che non era di paura, ma di un'attesa curiosa e di un misterioso senso di familiarità. Il suo sguardo, apparentemente distaccato, nascondeva una profondità che la attraeva in un modo che le altre ragazze non sembravano cogliere.

Anche se non sembrava dall’aspetto, Edward ha molti più anni di quelli che dimostra. Nessuno sa quanti anni abbia veramente, ma è uno degli stregoni più potenti della terra e per una magia atlantidea antica di secoli e secoli può rimanere giovane e bello, come tutti i suoi abitanti. 

Edward stava passeggiando nei corridoi Insieme al vice preside Surya, un ragazzo alto 1,72 dai capelli ricci e neri fino al mento anche gli occhi neri, con abiti eccentrici e ricoperto di bijou su polsi e collo, dal colore giallo di origini indu e atlantidee. 





Surya piace a tutte le ragazze della scuola, dato che è anche molto simpatico, carismatico, solare e gioioso. 

Sofia adora stare in compagnia di Surya quando è fuori scuola, perché può apprendere molto da lui e dai suoi insegnamenti. 

A gestire la scuola infatti sono i discendenti di Atlantide, gli ultimi sopravvissuti ancora in vita in questa nostra dimensione. Surya insieme ad Edward è uno stregone molto potente, specializzato in magia spirituale mentre Edward (anche se il preside) insegna anche Alchimia. Surya è molto amato dagli allievi della scuola ed è considerato un po’ un cupido nella scuola è capace di sentire qualcuno che si ferisce o si fa del male o soffre, nelle immediate vicinanze grande consigliere per i giovani studenti. 

Surya  ha un fratello Malakim che frequenta la scuola e insegna come difendersi dalle arti oscure e dai demoni.

Edward e Surya sono nella scuola in corridoio che chiacchierano tra di loro mentre guardano scorrere la fila di studenti che sta per andarsene in questo primo giorno del nuovo anno scolastico. 


Edward si fermò al centro del corridoio principale, il suo sguardo perso fuori da un'alta finestra ad arco. Contemplava il cielo grigio e il mare agitato che si infrangeva con violenza contro le mura della scuola. 

<< Mi raccomando, Surya >> disse, la sua voce profonda e carica di un peso antico, << non perdere di vista Sofia. Sento un'insolita tensione nell'aria, e questa pioggia non si ferma da giorni. Per me è un brutto segno. >> Surya si accostò a lui, il sorriso luminoso che contrastava con l'umore tetro di Edward. << Le sento anche io >>' rispose, la sua voce calma come una melodia. << È un'energia strana, quasi come un presagio. Ma stai tranquillo, fratello.>> Con un gesto di affetto, gli diede una pacca sulla spalla che in pochi avrebbero osato, e si allontanò lungo il corridoio, il giallo dei suoi vestiti un faro di speranza in mezzo al granito scuro.

Sofia era una studentessa modello, con voti eccellenti che la rendevano non solo una delle migliori della scuola, ma anche la più popolare. Aveva avuto molti amanti, ma le sue relazioni non erano mai durate a lungo. Non aveva trovato nessuno con cui valesse la pena stare, e tutti i suoi "amanti" erano diventati solo dei fugaci segreti.

Qui, a Saint-Malo, la storia della sua vita stava per cambiare. Era un giorno grigio e pesante, uno di quelli in cui l'unica cosa che si desidera è tornare a dormire. Da giorni, una pioggia triste e incessante batteva contro le finestre dell'Accademia, quasi come se l'umore del cielo riflettesse un'ansia che tutti percepivano ma nessuno nominava. Di solito, alla fine delle lezioni, Sofia si incontrava con i suoi migliori amici Annie, Nicolas e David  per studiare insieme e per organizzare il pomeriggio. Ma quel giorno, Sofia aveva abbandonato la classe senza dire una parola, lasciando Annie. Annie non era solo una ragazza carina; aveva una grazia innata che la faceva spiccare. I suoi capelli, una cascata di riccioli castani che le scendevano in morbide onde fino alla vita, le incorniciavano un viso dai lineamenti gentili. I suoi occhi scuri, grandi e profondi, non si limitavano a guardare il mondo, ma sembravano riflettere una calma profonda, come un lago in una giornata senza vento. La sua figura era minuta, ma il suo portamento era regale, e indossava spesso abiti eleganti che si adattavano perfettamente alla sua persona. Aveva il fascino discreto di chi non ha bisogno di attirare l'attenzione, ma che, una volta notato, non si dimentica. Era la confidente del gruppo, l'amica leale sempre pronta ad ascoltare, e la sua euforia e allegria erano un faro in mezzo alle 

tempeste emotive dei suoi amici.





<<Che brutta giornata! >>  mormorò Annie. 

<<Anche oggi non smette di piovere. >>


Nicolas, era il tipo di ragazzo che entrava in una stanza e la illuminava con la sua energia.  Di carnagione scura e con lunghi dreadlocks neri che gli ricadevano sulle spalle, aveva un sorriso che si allargava fino agli occhi e un'allegria contagiosa, era il cuore allegro del gruppo. La sua vera passione, però, era la musica. Suonava i bonghi e i tamburi africani con un'abilità straordinaria, e faceva parte di una band che si esibiva con musiche ancestrali. Le sue dita, veloci e precise, creavano ritmi antichi e ipnotici che avevano il potere di rilassare e connettere le persone. Questo talento non era solo frutto di studio, ma di un'eredità profonda. David discendeva da una stirpe di sciamani e guaritori, un dono trasmessogli dalla madre e, ancora prima, dalla nonna. Il suo legame con il mondo invisibile era palpabile, e si manifestava soprattutto quando teneva tra le mani il suo bene più prezioso: un tamburo sciamanico, un regalo della sua nonna ormai scomparsa. Quel tamburo non era solo uno strumento; era un ponte tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti, e il suo suono era una melodia che solo David e la sua famiglia potevano davvero comprendere.




<< Annie >> la rimproverò scherzosamente Nicolas. <<Oggi dobbiamo studiare, Il professor Surya si è raccomandato di non fare troppe follie. Haha. >>



Annie si illuminò al solo nome del professore. 


<<Haha, adoro il professor Surya! >> Esclamo Annie innamorata anche lei come la maggior parte degli studenti della scuola.

<< Il professor Surya, è Sempre con la battuta pronta. E poi è così carino. >>    

<< Oh, adesso anche tu? >> Chiese Nicolas preoccupato. Ribatté con un lampo di gelosia nei suoi occhi scuri. << Che hanno tutte queste ragazze? È il vostro professore, un po’ di contegno! >>

<< Sei solo geloso>>, replicò Annie, ridendo.

<<Mmmh... forse, >> ammise Nicolas, guardandosi intorno con un'espressione confusa. 

<< Ma Sofia dove sarà andata?>>  Si guardarono intorno, accorgendosi solo in quel momento che la loro amica non era in classe con loro.

<< Dove sarà? >> Chiese guardando intorno con un tono di preoccupazione.

<< Eravamo d'accordo di andare in quella nuova pasticceria, per il tè, con te e David. Non può essere andata via senza di noi.  Ma forse è ancora a scuola, proviamo a cercarla. Però è un po' strana ultimamente, non trovi? >>


Decisero di chiedere a David. Annie e Nicolas Lo trovarono nel corridoio della scuola, completamente immerso nella lettura di un libro sulla fisica quantistica. David era il tipo di ragazzo che non passava inosservato ma lui lo si vedeva spesso immerso nel suo mondo. Era minuto, sì, ma non fragile. I suoi capelli corti, ricci e di un castano scuro, quasi corvino, gli incorniciavano un viso dai tratti gentili ma sempre concentrati. La sua caratteristica più evidente erano gli occhiali dalla montatura spessa e nera, che gli davano un'aria da studioso, celando in parte i suoi occhi castani sempre pronti a cogliere ogni dettaglio. Il suo abbigliamento era un riflesso della sua mente: amava le camicie a quadri rossi e neri, spesso abbinate a pantaloni scuri, un look pratico e senza pretese. Non era uno che cercava l'attenzione, ma la sua intelligenza era lampante e molte ragazze lo ammiravano per la sua intelligenza. Con una prima laurea in scienze quantistiche già in tasca, David navigava con la stessa facilità tra le teorie più complesse e le trame intricate dei fumetti. Era il tipo di amico con cui si poteva parlare di tutto, dal multiverso alle ultime uscite di videogiochi, una vera e propria enciclopedia vivente per chiunque avesse il privilegio di stargli accanto.




Senza alzare lo sguardo dal libro, in quel momento, David fu bruscamente interrotto da Annie che si avvicinava a lui a passo svelto, e la sua espressione infastidita lo mostrava chiaramente. 


<< David, hai visto Sofia? O sai dov'è andata? Eravamo d’accordo di uscire tutti insieme, dopo le lezioni. >> Chiese Annie impaziente.


David, che aveva gli occhi incollati al suo libro di fisica quantistica, non alzò lo sguardo. 


<< Ha detto che andava in biblioteca e tornava subito. >> Rispose David con tono scocciato per l'interruzione della sua lettura.


<< In biblioteca? >> mormorò Annie, incerta e confusa. 

<<Va bene, andiamo a prenderla!>>


Nicolas le diede una gomitata scherzosa e rispose << Si starà preparando per gli esami, quello che dovremmo fare anche noi. Altro che pasticceria. >>


Proprio in quel momento, il professore Surya si avvicinò a loro con un sorriso che illuminava il corridoio. Portava uno splendido turbante giallo e colorato che risaltava i suoi occhi scuri, e il profumo delle sue essenze profumate li avvolse. Aveva un debole per i dolci, e il suo udito era fin troppo fine. 


<< Ho sentito per caso... pasticceria!>> Chiese Surya loro sorridendo gioioso. 

Annie, che adorava il professore, sentì le sue guance arrossarsi. Ne approfittò per avvicinarlo.

<< Sì, professore la nuova pasticceria che hanno aperto in città, lei l'ha visitata? >> Rispose Annie con un'espressione sognante.

Surya le fece un occhiolino e sorridendo le disse << Dammi del tu, non sto lavorando adesso. No non l'ho ancora visitata in effetti...>>


Annie in quel momento aveva una sensazione sulle gambe di poter volare Il suo cuore batteva forte, e per un attimo, si concentrò solo sul sorriso di lui e su quel gesto che adorava. Come la sua testa leggermente inclinata mentre parlava e sorrideva. 


David e Nicolas si scambiarono un'occhiata imbarazzata, come se fossero capitati in una scena che non li riguardava. Annie, però, decise di cogliere l'occasione. Aveva un'idea. 


<< Surya, >> disse con un sorriso furbo, Annie << vuole venire anche lei?>>

Surya non si lasciò ingannare, ma rise. << Certo, so che fanno delle ottime cioccolate calde e degli ottimi dolci di riso con una panna montata, niente male. Dovrò provare prima o poi. Sono anche molto amico della proprietaria e mi ha invitato, ma non ho ancora trovato il tempo e ho anche dei buoni sconto.


ALLA PROSSIMA SETTIMANA CON IL PROSSIMO CAPITOLO 🔜


ROTTA VERSO MONT-SAINT-MICHEL - CAPITOLO 5

La pioggia non aveva mai smesso. Non era più solo una malinconica caduta d’acqua, ma una vera e propria furia della natura. I ragazzi usciro...