Mentre i ragazzi cercavano di adattarsi alla loro nuova vita e di proteggere Michele, nelle viscere della terra, il vero motore degli eventi si metteva in moto. All'interno di un castello d'ebano perduto tra le nebbie degli Inferi, i demoni tessevano la loro tela. L'obiettivo era chiaro: non volevano solo Michele, ma anche gli alti angeli e i loro talismani. Tazar e i suoi generali discutevano febbrilmente. Il tempo stringeva; gli allineamenti astrali necessari a rintracciare i pezzi mancanti erano imminenti. Improvvisamente, un silenzio glaciale cadde sulla sala quando furono convocati al cospetto del loro principe.
Quella figura non era Tazar, ma un’entità ben più terrificante: Nemegdej. Era lui la mente contorta che aveva orchestrato la caduta di Michele. Per anni la sua identità era rimasta un segreto sussurrato, protetta dalle ombre del suo palazzo tenebroso. Nemegdej apparve alto e fiero, dotato di una bellezza sinistra e magnetica. I capelli, neri come la pece, incorniciavano un volto dai lineamenti affilati, dominato da occhi di un verde smeraldo gelido. Indossava un abito scuro e una mantella con un cappuccio che ne celava parzialmente lo sguardo, decorata da ricami verdi che sembravano pulsare nell'oscurità.
Mentre i ragazzi proseguivano nella loro nuova vita, cercando un modo per aiutare Michele, negli inferi, il vero motore degli eventi si mise in moto. Nelle profondità della terra, all'interno di un castello oscuro, i demoni stavano pianificando la loro prossima mossa. L'obiettivo non era solo Michele, ma anche i talismani che avrebbero usato per far cadere gli altri angeli. Tazar e i suoi colleghi discutevano febbrilmente sul come procedere. Il tempo stringeva, e gli allineamenti per radunare i talismani mancanti erano vicini. In quel momento, i demoni erano tutti al cospetto del loro principe, convocati da lui. La figura che li attendeva non era Tazar, ma una presenza ancora più terrificante: Nemegdej. Era lui, l'individuo dalla mente contorta che aveva fatto cadere Michele. Per mantenere l'identità del loro padrone al sicuro, avevano nascosto la verità. Il suo palazzo, un castello tenebroso, era invaso dalle ombre e nascosto dalle tenebre. Nemegdej era alto e fiero, di una bellezza oscura e sinistra. I suoi capelli erano lunghi e neri come la pece, e i suoi occhi brillavano di un verde smeraldo glaciale. Indossava un lungo vestito nero e una mantella con un cappuccio che nascondeva i suoi lineamenti, decorati con dettagli verdi che risaltavano nell'oscurità.
<<Tazar,>> il grido di Nemegdej fu un ruggito impaziente che fece vibrare le pareti di pietra. <<Dov’è Michele? Voglio una spiegazione. Come avete potuto perderlo? Parla!>>
Tazar si prostrò a terra, le membra scosse da un tremito incontrollabile. <<Principe Nemegdej...>> mormorò con un filo di voce. <<Non sappiamo come sia fuggito dalla cella anti-angelo. Sappiamo dove si nasconde, ma catturarlo è stato... impossibile.>>
Nemegdej scattò in piedi dal trono d'ossidiana. La sua sola presenza emanava un’aura di inquietudine che toglieva il fiato ai presenti.
<<E per quale motivo, di grazia?>> sibilò, avvicinandosi lentamente Nemegdej <<I miei ordini erano semplici: portatemi Michele e il suo talismano.>>
<<L'edificio in cui si rifugia è protetto da un'energia antica,>> balbettò Tazar, il volto pallido come cenere. <<Michele è circondato da maghi e stregoni. Uno di loro impugnava una sorta di forcone magico... ci hanno decimati e immobilizzati. Ci siamo dovuti ritirare.>>
Nemegdej sì fermò bruscamente. <<E le ricerche della Spada?>>
<<Nessuna traccia, mio Signore. Abbiamo setacciato musei e santuari, ma sono tutte imitazioni. Non sappiamo più dove cercare.>>
<<Incompetenti! State solo sprecando il mio tempo!>> urlò il Principe, la voce che rimbombava come un tuono.
Dall'ombra si staccò una figura esile e sinuosa: Anguis, il fedele consigliere. <<Solo gli angeli possono percepire i talismani, Principe,>> disse con una calma serafica e irritante. <<Senza di loro, cerchiamo un ago in un pagliaio di tenebra.>>
Nemegdej si voltò verso di lui, furente. <<Sono dei rammolliti. Michele non ha poteri, eppure è sfuggito tra le dita! La mia pazienza è esaurita. Se non arriviamo a lui, passeremo agli altri. Trovate gli angeli rimasti, a partire da Lucifero, e strappate loro i talismani. Ora andate, sparite dalla mia vista!»
Una sfera di fuoco verde si materializzò nel suo palmo, una minaccia silenziosa che illuminò la stanza di una luce malata.
<<Principe Nemegdej, la prego!>> Implorò Tazar. <<Forse abbiamo un indizio. Michele si trova all'interno di una scuola di magia. Quando ci hanno attaccati, i difensori sembravano provenire tutti da lì. È un luogo che... che forse voi rammentate, Signore ho udito il nome Edward.>>
L’espressione di Nemegdej si pietrificò. La rabbia lasciò il posto a una maschera di gelida sorpresa. Un nome che non sentiva da secoli emerse dal fondo della sua memoria. <<La Scuola di Magia di Edward?>> sussurrò. La sfera di fuoco svanì in un rivolo di fumo nero. <<Cosa c’entra lui in tutto questo?>>
<<Cosa c'entra lui in tutto questo?>>
<<Non ne siamo certi,>> balbettò Tazar, sperando di aver salvato la pelle, <<ma se Michele è lì, è probabile che anche Lucifero si farà vivo, prima o poi.»
Un sorriso perfido increspò le labbra del Principe. <<Voglio che indaghiate subito. Se quella è la base dei nostri nemici, sarà lì che si raduneranno gli altri angeli. Andate!>> I demoni si affrettarono a uscire, ma Tazar esitò. <<Ma Principe... la barriera invisibile... non possiamo entrare.>>
Anguis fece un passo avanti, lo sguardo astuto. <<E poi adesso oltre a Edward, altri due stregoni e una strega proteggono le mura.>>
Nemegdej tornò a sedersi sul trono. <<Potrei andarci io,>> rifletté ad alta voce. <<Conosco quella scuola. Nessuna barriera può tenermi fuori e se so come raggirarla.>>
<<Principe, vi prego, mantenete la calma,>> intervenne Anguis con tono mieloso. <<Non dovreste lasciare il castello proprio adesso.>>
<< Non dirmi di calmarmi!>> sbottò Nemegdej. <<Manca poco alla Luna di Sangue. Se vogliamo riportare Zarath in questo mondo, non possiamo fallire. È un'occasione che si presenta una volta ogni 100 anni!>>
Si avvicinò a una feritoia, osservando le nubi cariche di tempesta che avvolgevano il suo regno compiaciuto perché tutto questo era tutta opera sua e per indebolire gli esseri di luce. Anguis lo raggiunse, posandogli una mano sulla spalla con una confidenza che solo lui poteva permettersi.
<<Lo so, figlio mio,>> disse addolcendo la voce. <<Ti ho trovato anni fa e ti ho cresciuto quando tutti ti avevano voltato le spalle. Non voglio perderti, teniamo questa idea come ultima possibilità sei d'accordo?>>
Nemegdej si scostò con un gesto brusco, scostandosi i capelli neri dal viso. <<Non ho paura. Sono lo stregone più potente di questa era. Per far ascendere Zarath servono i talismani e il mio potere. Non lascerò che il tempo scada.>>
<<Sì è vero sei l'unico in grado di farlo,>> mormorò Anguis con un sorriso manipolatorio. <<Tuttavia l'unico nato dall'unione tra un angelo e una strega, al momento sei solo tu. Rinnegato e figlio di Lucifero... sei l'unico ponte tra le dimensioni. Ma non dimenticare che tuo padre farà di tutto per fermarti. Quindi cerca di mantenere il controllo.>>
<<Non sto perdendo il controllo,>> gridò Nemegdej poi abbassò leggermente la voce più tranquilla, <<ma va bene, facciamo come dici tu, teniamola come ultima opzione per il momento.>>
<<Tu sei in comunicazione psichica con Zarath, sicuramente sarà consigliarti al meglio. Solo tu puoi aprire la dimensione di Zarath e farlo tornare sulla terra da dove fu bandito. Come è scritto nelle profezie.>>
Nemegdej scoppiò in una risata amara, priva di gioia. <<Quando avremo catturato Lucifero, gli strapperò l'anello dalle dita e avrò il piacere di ucciderlo io stesso. Sarà il primo a morire per mano mia.>> Lo sguardo di Anguis non era quello di un padre premuroso, ma quello di un predatore che ammira la sua preda più preziosa. <<Lui ti ha abbandonato al gelo perché ti temeva. Io ti ho cresciuto come mio figlio e ti ho dato un regno. Sii prudente, figlio mio. Per ora, manderò i miei osservatori a indagare sulla scuola. Poi, decideremo come colpire.>>
Nessun commento:
Posta un commento